Margarita e il Gallo
di Carmelo La Carrubba

 

 

In questi ultimi anni abbiamo assistito da spettatori alle riduzioni arbitrarie di capolavori in cui si veicolavano temi attuali che poi, ironia della sorte, non venivano sviluppati e avevano esiti spettacolari deludenti. Perché – sempre in questi ultimi anni - non si è perseguita una nuova politica culturale verso i giovani autori contemporanei. Si sono preferite le scorciatoie ed è mancato il rinnovamento e la nascita di nuovi autori su cui – spesso – non si rischiava perché sconosciuti.
Ebbene con la commedia “Margarita e il Gallo” di Eduardo Erba si ha la possibilità di vedere realizzate quelle potenzialità che sembravano ignorate negli autori moderni. Un testo scritto con mano esperta in cui l’Autore ha la forza di far viaggiare una storia a ritroso nel tempo ambientata nel Cinquecento e che sembra contemporanea di Machiavelli e mantiene la lezione del Boccaccia perché adopera un linguaggio ora corposo ora allusivo nell’imbastire un intrigo in cui è protagonista una “criata” figlia di una strega al servizio di uno stampatore, Annibale , in gravi difficoltà economiche che però ha conoscenze con il visconte Morello che, introdotto a corte, potrebbe procurargli tanto prezioso lavoro. In cambio il tale visconte chiede una singolare prestazione da parte della moglie dello stampatore che però dovendo assistere la madre morente costringe il marito a rivolgersi alla servetta per sostituire la moglie e accogliere la strana richiesta del giovane nobile.
La servetta accetta di sostituire la padrona ma nello stesso tempo, memore di conoscere le arti magiche della madre, mette in atto un artificio in cui l’incantesimo consiste in una doppia trasformazione fra lei e il padrone con tutte le conseguenze del caso.


Lo spettacolo in scena al Teatro Musco,ospite dello Stabile catanese solo dal 24 al 26 gennaio è un gioiello di prosa scenica in cui situazioni e battute contribuiscono a creare una irrefrenabile comicità dove garbo ed eleganza trattano temi oggi attuali ma sempre grevi come la richiesta di prestazioni sessuali a carattere omosessuale da parte di una donna. Ma le risorse del testo che attingono alla commedia dell’arte risolvono brillantemente ogni particolare situazione.
La regia di Angelo Tosto ha dettato i giusti tempi rapidi del comico e ha lavorato sulla bravura degli attori fra cui spicca Valentina Ferrante, una autentica rivelazione, che ha saputo creare un personaggio di donna moderna che sa accettare il compromesso deviandone le finalità e le implicazioni con una assoluta padronanza del palcoscenico ben collaborata da una raffinata ed elegante Alessandra Costanzo e da un ottimo Filippo Brazzaventre che nello sviluppo degli avvenimenti modificherà se stesso a Giuseppe Bisicchia a Camillo Mascolino che sono fra i pilastri della storia.
I costumi cinquecenteschi sono di Giuseppe Andolfo e contribuiscono a dare alla storia l’apparente patina del passato che però contiene quei contraddittori comportamenti umani che scopriamo come moderni.
Infine una notazione attinta dai commenti del pubblico verso l’organizzazione dello spettacolo che “finalmente” impone orari rigidi all’inizio degli spettacoli.
Il pubblico si è divertito dall’inizio alla fine sia per la comicità deltesto che per la bravura degli attori.