Meditate gente
di Carmelo La Carrubba

 

 

Presentando i due cartelloni per la stagione teatrale 2013-2014 è stato detto, in sintesi,dal DA Giuseppe Dipasquale che per non essere schiacciati dalla crisi finanziaria bisognava rispondere con la qualità di serie proposte per mantenere vivo il dialogo con il pubblico. Da qui la necessità di due cartelloni di qualità. Dato che la crisi è da cinque anni che ci attanaglia e non demorde e spiragli di miglioramento sono quasi un miraggio, è bene discuterne per trovare qualche rimedio anche attraverso una necessaria autocritica per sgombrare il campo di eventuali errori commessi. Fermo restando che il punto inamovibile del discorso resta il pubblico sia nella veste di abbonato che di frequentatore saltuario ad esso vanno indirizzate le nostre attenzioni perché esso è una delle componenti fondamentali e indispensabili dello spettacolo.


Credo che uno dei compiti della D.A. sia, nella compilazione del cartellone, quello di scegliere i migliori spettacoli sulla piazza nazionale , sempre nell’ambito di un disegno istituzionale che possa soddisfare le esigenze del pubblico nostrano e, non imboccare, di contro, la via di uno “scambio” di produzioni fra Teatri Stabili creando un circuito interno che spesso non ha dato i risultati sperati.
Non sempre noi della stampa siamo stati dei cronisti fedeli alla notizia quando durante certi spettacoli abbiamo assistito alla “fuga” del pubblico, dopo il primo atto, e non abbiamo cercato di capire il perché di queste assenze in spettatori che avevano pagato regolarmente il biglietto. E’ stato comodo ma ingannevole dare la colpa al pubblico che non aveva capito. O siamo stati noi a non capire le ragioni di chi ha abbandonato lo spettacolo e perché. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è accaduto durante lo spettacolo “Capitan Fracassa” con Lello Arena al Teatro Ambasciatori.
Altro esempio: spesso lo spettatore si è trovato ad assistere a spettacoli che nella loro realizzazione hanno subito uno stravolgimento non giustificato; di un testo classico che diventa altro e che – dai commenti del pubblico – rileviamo che non viene gradito se non addirittura rifiutato: vedi il caso di “Cavalleria rusticana”, “Shylock dal Mercante di Venezia,” Da Antigone , per fare soltanto qualche esempio.
In altre occasioni si sono creati degli equivoci con gli abbonati quando sono “saltati” degli spettacoli o quando gli “scambi” non sono stati graditi.


Lo spettatore è merce preziosa in qualsiasi stagione, con la crisi e senza, ed è bene avere con esso un dialogo aperto e comprensivo.
Sul valore del pubblico mi sovviene quanto visto – poche sere fa – su RAI-Storia in pre-serale quello che è diventato, nel tempo, un documento: un programma di alcuni decenni fa su attori, cantanti,e quant’altro si sia distinto nei programmi RAI dello spettacolo e ho avuto la fortuna di imbattermi in un Vittorio Gassman nella piena maturità artistica, ancora giovanile, che a proposito dell’Otello scespiriano da lui portato in scena e splendidamente interpretato rievocava un momento importante dello spettacolo quando nell’ultima scena il protagonista (cioè Gassman) sentì distintamente il commento di una spettatrice della terza fila che diceva al marito: (cito a memoria) …Hai notato quanto è cattivo Gassman: piange veramente nei panni di Otello.
L’eccesso di realismo nella sofferta costruzione del personaggio non era stato gradito dalla spettatrice ma era ancora presente nel ricordo dell’attore.


La percezione fulminea di Gassman conduce ad una riflessione – sempre sul pubblico –che assistendo allo spettacolo ne diventa partecipe e può trasformare la sua posizione passiva in collaborativa e – come sappiamo – le sue reazioni seguono con passione (o con sdegno) lo svolgimento dello spettacolo fino al giudizio finale.
Direbbe qualcuno: Meditate gente!
Altro capitolo importante – anche perché fin’ora inesplorato è quello del finanziamento che fin’oggi è stato pubblico e non si è pensato al privato nel senso del mecenatismo o di una partecipazione che potesse sposarsi con quanto previsto con lo Statuto dell’Ente. E’ sicuramente un argomento “nuovo” perché fin’ora ci si è appellati al finanziamento pubblico che nolenti o volenti qualche condizionamento credo lo abbia dato.


Anche su questo direi: Meditate gente!