Memorie di un suggeritore
di Carmelo La Carrubba

 

Se il destino di Cirano era quello di fare il suggeritore e quindi non essendo un attore – suscitare l’oblio; quello dell’attore Pippo Patavina nell’interpretare e mettere in scena assieme ad Ezio Donato “Memorie di un suggeritore” sarà di meritare il più incisivo ricordo per l’appassionata interpretazione di un personaggio che gli appartiene perché intriso della sua autobiografia.
Ho visto lo spettacolo di cui sopra – per motivi di salute – la pomeridiana dell’ultima domenica utile al Teatro Verga in scena per lo Stabile di Catania e oltre a divertirmi enormemente ho rivissuto non solo la storia la storia di un grande attore che si è saputo costruire nel tempo ma anche la storia di un teatro e di una città dove Patavina è vissuto e si è esibito, Catania.
Lo spettacolo – al di là dello spunto veritiero del suggeritore – nasce e si sviluppa sulla vita artistica di questo dotato cantante-attore-musicista-suggeritore che ha fatto anche tanta televisione ma che ha curato in maniera maniacale la formazione di sé stesso come attore contribuendo a creare – dopo gli Spadaio, Abruzzo, Rosina Anselmi e l’affermazione di Turi Ferro, Ida Carraro; in sodalizio con Tuccio Musumeci, Per racchio, quella che chiamerei la seconda generazione di attori dello Stabile catanese.
Dopo cinquantenni di carriera Patavina e dopo aver esplorato ogni genere teatrale dall’avanspettacolo al tragico, dal brillante al comico, al tragicomico, al classico, al popolare, al dramma sempre in una ricerca continua di dialogo col pubblico con cui l’attore sa creare una intesa fra le più piacevoli e trascinanti giocata sul filo dell’ironia.
Lo spettacolo a cui abbiamo assistito è costruito sulle capacità talentuose del Patavina e sulla sua singolare esuberanza capace di offrirci una prova di attore particolare in cui poesia e prosa, teatro musicale, drammatico e melodramma trovano un grande interprete che fa rivivere la figura mitica del suggeritore nell’interpretare un particolare “Cirano”.
Quello dell’attore è un viaggio completo attraverso “I sei personaggi in cerca di autore” di Pirandello nella parte del padre, nel contatto con la poesia di Buttitta, di Micio Tempio, dell’”Otello” di Petrolini, di Shakespeare, dell’”Inferno” di Dante fino all’attualità della satira politica per finire sempre con Pirandello e la tematica della gelosia come causa scatenante della follia. Ma a rifulgere sulla scena non è solo l’attore ma l’affabulatore che dialoga col pubblico, lo seduce e ne ricambia l’affetto prolungando lo spettacolo.
Questo testo – suppongo – non abbia trovato ancora la giusta misura scenica perché c’è materiale per più spettacoli “dividendo” il cantante dall’attore drammatico e da quello comico.
Dopo le entusiasmanti “prove” ne “La lezione” di Jonesco o “Socrate” di Cerami per la regia di Ezio Donato questa di oggi è l’esternazione di un’interiorità artistica che andava raccontata in queste “Memorie” in cui l’amore di Patavina per il jazz, per il canto, per la prosa e l’amato avanspettacolo ( ricordate il famoso dialogo “’u purtau ‘u pani ‘u papà ?! impostato solo su questa frase che mandava in delirio Vittorio Gassman?) andavano rivissute sul palcoscenico con la maturità e il talento del vero attore.
Infine l’orchestra che recita una parte attiva ed è composta da Carlo Cattaneo (fiati), Ruggero Rotolo (batteria), Pippo Russo (chitarra), Nello Toscano (contrabbasso), Giuseppe Finocchiaro (pianoforte).
In questo spettacolo Agostino Zumbo ha dato una grande prova confermando di essere quel bravo attore che tutti conosciamo ma ha espresso quelle che ieri chiamavamo “potenzialità” e che invece sono delle realtà sceniche e interpretative in quelli che sono stati i duetti nella realizzazione delle scenette con l’interprete principale in cui lo Zumbo non ha fatto rimpiangere i nomi mitici del passato. Questo attore che ha nel grottesco quello che contraddistingue la sua comicità ha trovato nel rapporto con Patavina la giusta misura ora comica ora brillante nel far rivivere un genere e un periodo del nostro passato artistico.
Spigliata e padrona della scena è stata Raffaella Bella che ha dato una bella prova di intensità drammatica nell’interpretare la moglie che suscita la gelosia del marito in uno dei testi più significativi di Pirandello.
Pubblico plaudente durante lo spettacolo e alla fine applausi, applausi!