La mennulara
di Carmelo La Carrubba

 

Una singolare figura di donna, un personaggio di protagonista nella narrativa siciliana contemporanea occupa la scena dello spettacolo “La mennulara” di Simonetta Agnello Hornby che ha aperto la stagione teatrale dello Stabile di Catania al Verga.
Il romanzo è stato ridotto e adattato alla scena dall’autrice e Gaetano Savatteri con molta aderenza al testo ma nello stesso tempo sintetizzando nelle scene di Giordano Carluccio la condizione degli alloggi dei padroni e dei raccoglitori di mandorle nonché i percorsi scenici della vicenda che si svolge nell’arco di un mese dal 23 settembre al 23 ottobre 1963 ed è incentrata sulla protagonista, “la cinquantacinquenne Maria Rosaria Inzerillo, soprannominata “La mennulara” – prima ex mennulara – poi serva a 15 anni in casa Alfallipe poi occulta amministratrice del patrimonio sempre più in rovina della famiglia” I due piani ricreati nella scena svolgono soprattutto una funzione narrativa in quanto scandiscono i due tempi in cui si svolge la vicenda del romanzo fra presente e passato della protagonista. Essa, La mennulara, è una donna dal carattere forte, una amministratrice che ricorda le antenate del matriarcato: ora arrogante e scostante per alcuni mentre per altri era pronta e aperta al sostegno. Una donna che manteneva segreti come quello con il capomafia che la rispettava o che avesse una insospettabile competenza di archeologia sui vasi antichi che costituivano la fonte di ricchezza per aiutare i padroni anche se in un commercio illecito – o quando “La mennulara” diventa per il dottor Palmeri, archeologo del museo regionale, un uomo, il signor La Mennulara: così il soprannome diventa cognome.
Il romanzo offre una impostazione ottocentesca di natura naturalistica ma la scrittura e il gioco a nascondere dell’autrice nell’impostare i capitoli è di finissima resa così come nella struttura dei personaggi che sono autentici di una stagione di trapasso della Sicilia che però sembra essere stata – per molti versi – trasportata dall’800 all’ottobre del ’63 in quanto le cose a quella data in Sicilia erano diventate diverse. Mentre la mentalità della protagonista nella sua evoluzione e il ruolo che occupa nell’economia del romanzo e nello sviluppo della sua vita artistica è quanto di più moderno si possa immaginare.
Guia Yelo è “La mennulara”: un ruolo che la vede protagonista in senso assoluto perché tutto ruota attorno alla sua vita cheella interpreta con misura ma approfondendo il personaggio nei suoi stati d’animo e nei suoi comportamenti. Una grande prova.
Pippo Patavina nel ruolo di Orazio Alfallipe dà una intensa prova di attore.
Convincente è tutto il cast sia per come è stato diretto sia per le notevole caratteristiche individuali di attori del calibro di Ileana Rigano, Mimmo Mignemi, Angelo Tosto, Fulvio D’Angelo, Raffaele Bella, Giorgia Boscarino, Filippo Brazavento, Valeria Contadino,Yvonne Guglielmino,lessando Idonea, Camillo Mascolino, Emanuele Puglia, Raniela Ragonese, Sergio Seminara.
La regia di Walter Magliaro ha sottolineato gli aspetti crudi e cupi di una Sicilia dominata dalla morte e da intrecci inestricabili fra persone di ceti e di origini diversi. La sua drammaturgia
mentre sviscera uomini e situazioni ci rappresenta una Sicilia per molti versi oleografica.
I costumi sono di Elena Mannini Le musiche di Marco Beta creano un clima suggestivo sottolineando la drammaticità della storia I movimenti scenici sono Daniela Schiamone.
La magia delle luci è di Franco Buzzanca.
Pubblico attento, convinto e plaudente