Il mercante di Venezia

 di Carmelo La Carrubba



L’ambiguità delle situazioni, la doppiezza dei personaggi, la duplicità delle storie, il mistero dei fatti, il fascino delle città e il loro simbolismo, l’enigma degli avvenimenti, gli equivoci e quant’altro mai esprimere l’animo umano fa parte del mondo descritto da Sakespeare ma in maniera particolare tutte queste sfaccettature appartengono ad una delle opere più inquietanti che è “Il mercante di Venezia” in cui non c’è solamente la storia del protagonista con le sue traversie che incontra e che si scontra con quella di Shylock, , l’ebreo che presta denari ad usura ma – come vedremo – non in questa occasione. Assistiamo allo scontro fra due mondi, fra due mentalità, due religioni, due modi di vivere; ma le storie si intrecciano fra loro: fra Bassanio e Antonio, fra Antonio e Shylock, fra Porzia e Bassanio e fra Porzia e Shylock ambientati in una Venezia mercantile, ricca di fascino ambiguo come tutte le città di mare e Venezia riesce tuttora a mantenere questa componente misteriosa e decadente, questo fascino che la pone fra le città più frequentate del mondo.

 

Nel “Mercante” Bassanio chiede all’amico Antonio, ricco mercante veneziano una grossa somma di denaro per poter sposare la bella Porzia. Antonio che ha investito tutto il capitale sulle navi ma gode di un grande prestigio chiede in prestito all’ebreo Shylock tale somma che stranamente come penale – per l’odio di cui è fatto oggetto – pone una crudele condizione se il prestito non verrà onorato nei termini pattuiti: Antonio dovrà cedere una libra della sua stessa carne. Bassanio può sposare Porzia ma purtroppo Antonio non può pagare il prestito nella scadenza stabilita cosicché Shylock si rivolge al Doge per la riscossione - ma – con un particolare e misterioso travestimento – uno strano avvocato in cui si nasconde Porzia – rovescia la tesi di Shylock, lo pone in ginocchio, risolvendo la vicenda in favore di Antonio. Shylock viene diseredato in favore della figlia che l’ha abbandonato e s’è fatta cristiana e della città di Venezia perché ha messo a repentaglio la vita di un veneziano.
Ma la storia non si conclude a questo punto e prosegue nella storia di Porzia e Bassanio e sulla vicenda degli anelli quali simboli di fedeltà assoluta nella coppia e nello stesso tempo l’Autore traccia un ritratto di donna singolare per la grande personalità che sprigiona, che fa riflettere che fa riflettere sulla fedeltà ai giuramenti, sulla ambiguità della giustizia, ma soprattutto della donna in carriera e del suo rapporto matrimoniale in cui convivono soldi e amore, fedeltà e sospetto ma anche rispetto nonché lealtà fra i coniugi. Una ricchezza tematica che spaventa ma che testimonia della universalità dei temi trattati e della loro spaventosa attualità.

 

Parliamo dello spettacolo “Il mercante di Venezia” in scena allo Stabile catanese in cui la storia la storia è stata spostata dal Seicento agli anni ’30 del Novecento sempre a Venezia che come intuì il Bardo è città di traffici e di misteri comunque di grande fascino. In essa la ricca problematica, le storie che si intrecciano sono raccontate per capire meglio i significati dell’opera e la regia assecondata da una scenografia agile e ricca di specchi spiega, asseconda e riflette i tanti stati d’animo dei personaggi che si susseguono attraverso le storie le tante sfaccettature dell’animo umano, delle situazioni, dei risvolti morali, giuridici, coniugali che si intersecano come in questo gioco degli specchi che riflettono anche raffronti con altre storie di un mondo passato e decadente che tanta verosimiglianza ha con quella in cui è ambientata la storia di Shylock ed Antonio, di Bassanio e Porzia, della figlia di Shylock Jessica e così via.
In questo sviluppo drammaturgico di notevole effetto scenico ed attorale svetta la solitudine di Shylock che è anche sete di giustizia e rigore etico anche riferito al guadagno pure per uno come lui che è mercante. Il suo rigore si trasmette nella austerità di una vita senza mollezze e sperpero di denaro in festini, lontano dal lusso e da una vita mondana fatta di inutile sciupio di denaro spesso frutto di prestiti.

Eros Pagni è grande nel restituirci la statura morale del personaggio quasi senza sfaccettature, monocorde all’inizio quando le sue parole e il suo atteggiamento ieratico cadono come colpi di accetta affilata. Ma, quando dopo un primo apparente successo, la sua tesi del prelievo della sua libbra di carne viene rovesciata dalla tesi dell’avvocato che dev’essere prelevata senza spargere una goccia di sangue e si assiste giuridicamente alla sua sconfitta che diventa fisica e morale, assistiamo pure al crollo del personaggio che, dopo tanta granitica superbia si sbriciola umanamente ricevendo, a scena aperta, l’applauso consolatorio del pubblico visibilmente partecipe del suo dramma. Dopo la soluzione del primo enigma e del processo, la regia con particolare agilità viene a sciogliere quello degli anelli sulla fedeltà alla parola data fra coniugi. E la bellissima e scaltra Porzia interpretata da Gaia Aprea in una ottima prova, con i suoi misteriosi intrighi inganna oltre Shylock anche il marito e crea un ulteriore dualismo fra seduzione e severità con soluzioni che rompono il rigore. Max Malatesta è Bassanio, Sebastiano Trincale è Antonio, amico e sodale di Bassanio in un gioco amicale dai risvolti ambigui, Giovanna Mangiù è Jessica in un cast ottimo e affiatato che annovera Giovanni Calò, Daniele Gongiaruk Stefano Scaldaletti, Piergiorgio Fasolo, Cosimo Coltraro, Nunzia Greco e tutti gli altri comprese il pianista Giuseppe Infarinato. Pubblico attento e partecipe e applausi durante e alla fine dello spettacolo.