Il mercato di Malmantile
di Carmelo La Carrubba

 

 

Rivedere per la terza volta ed in edizioni diverse lo spettacolo “Il mercato di Malmantile” dramma giocoso di Carlo goldoni – sempre per la regia di Gianni Salvo al Piccolo Teatro di Catania – senza che l’Autore dello spettacolo sia stato preso dalla richiesta tirannica della contemporaneità, è il segno di una profonda sicurezza nei propri mezzi e convincimenti che hanno portato a nuovi sviluppi e approfondimenti con notevoli risultati artistici e spettacolari. Fra l’altro l’Autore dice, in una recente intervista, che “…certi classici possono rivelare vizi e virtù della nostra contemporaneità”. Questo testo di Goldoni considerato erroneamente fra i “minori” fa parte di quella “riforma” che il veneziano apportò al Teatro assorbendo la lezione dell’Arcadia e del Metastasio, della commedia dell’arte e dei comici italiani. Infatti la ricerca goldoniana avrà tanta importanza in particolare nella creazione del carattere nella formulazione del personaggio e nell’attenzione alla musica essendo l’autore anche un ottimo librettista, per concludere con la commedia nella rappresentazione della realtà. Ed è così che attraverso il comico, la satira verso la vecchia borghesia veneziana e la riscoperta della ricchezza inventiva di un linguaggio estremamente duttile capace di potere rendere ogni aspetto della realtà e dell’animo degli uomini.
Goldoni creò un Teatro nuovo senza più nulla di pittoresco, aperto ai più vivi interessi della cultura borghese europea.
Lo spettacolo è ambientato nello spazio che ricrea un mercato e che tanto ricorda un campiello: è capace di rappresentare un microcosmo di tipi umani attraverso una trama divertente e una musica incisiva in cui possono riconoscersi gli uomini di ogni tempo: il seduttore e l’innamorato, il furbo e lo sciocco, il politico corrotto e il parvenu, il ciarlatano, l’ingenuo o l’ignorante Lampridio, governatore di Malmantile. Significative dello spettacolo sono le metafore capaci di sprigionare tanta modernità con riferimenti che spesso sono così colorite da risultare imbarazzanti.
Ed è tanta la capacità ripetitiva che ha l’animo umano nella sua “coazione a ripetere” che l’azione seppur datata diventa, nel nostro caso, atemporale ed è così che il ladro di ieri somiglia moltissimo al ladro di oggi.
Questa terza edizione dello spettacolo si presenta in maniera agile ed essenziale: scena nuda su fondo nero attraversato da colori vivacissimi riferiti alle mercanzie e ai protagonisti.
Grande importanza ha – negli spettacoli di Gianni Salvo – la partitura musicale affidata alla versatilità di Pietro Cavalieri che quasi compete col veneziano in colori musicali attingendo ad autori novecenteschi fra cui domina Weill.
Gran sintonia della musica di Pietro Cavalieri con la regia che punta sulla sintesi di parola e canto in cui l’arte dell’attore può esprimere la propria potenzialità e il talento.
Le scene e i costumi coloratissimi sono di Oriana Sessa dove fluidificano i movimenti scenici nonché il linguaggio comico che accompagnano la narrazione di un quadro di vita popolare.
Cast ben diretto e affiatato da Agostino Zumbo in un ruolo comico fino al grottesco ha schizzato satiricamente con leggerezza la figura del politico in maniera indimenticabile; gran bella prova quella di Aldo Toscano nel disegnare e far vivere il carattere del ciarlatano in maniera incisiva;Cinzia Insinga, nel ruolo della figlia del governatore caratterizza col suo personaggio una gioventù un po’ folle; Tiziana Bellassai nel personaggio di Lena esprime una notevole e coinvolgente carica umana; Egle Doria nel ruolo della marchesa Giacinta è una convincente donna inappagata in cerca di compensazione; Alberto Orofino è Berto un ruolo di giovane positivo che è appannaggio di certa gioventù; Toni Lo Presti, il conte Rocca, è l’espressione del carattere ambiguo e volubile di un certo modo di vivere senza qualità.
Spettacolo piacevolissimo ben gradito dal pubblico che ha applaudito durante e alla fine dello spettacolo.