La metamorfosi
di Carmelo La Carrubba


La metamorfosi dell’individuo è visivamente fisica ma sostanzialmente interessa o viene intesa come perdita della identità personale: è il tema il tema del racconto “La metamorfosi” di Franz Kafka a cui Luisa Fiorello e Gianni Salvo hanno associato il meno celebre “Una relazione per un’Accademia” riconducendoli ad un unico testo per lo omonimo spettacolo andato in scena al Piccolo Teatro di Catania in cui drammaturgia scenica e regia sono dello stesso Salvo.
Come si sa il protagonista de “La metamorfosi” Gregor Sansa subisce la trasformazione in scarafaggio mentre nell’altro racconto la scimmia Rotpeter diventa un uomo. I percorsi sono inversi ma sempre di trasformazione si tratta e man mano che il racconto scenico si snoda avvertiamo come la mutazione di questi individui avviene nel rapporto con l’ambiente che può essere la famiglia, i rapporti sociali, lo Stato. In maniera inquietante sia l’autore praghese che quelli catanesi raccontano, in maniera lucida ma amara, l’inedita, paradossale situazione in cui si viene a trovare l’uomo del nostro tempo – che per sopravvivere a sé stesso si trasforma sia in seno al nucleo familiare che nella società dove il sociale viene umiliato dalla violenza. Il tema è ampiamente metaforico e fa parte di tanta letteratura novecentesca in cui è descritta la mortificazione della libertà dell’uomo sia come espressione individuale che sociale.
Fin qua il tema in cui il protagonista divenuto artista di varietà racconta ogni sera la sua storia rinnovandola quotidianamente, ed è un percorso di sofferenza mentre la famiglia dell’altro racconta all’uomo scimmia della trasformazione del suo congiunto ma anche dell’amore per la sua donna Milena che poi perirà in un lager nazista.
L’uomo in questa società o da animale o da artista anche se di varietà passa da una restrizione ad un’altra da una gabbia alla successiva sottolineati dalla scena di Oriana Sessa fatta da cerchi che s’intersecano e costituiscono dei percorsi come quelli di un lager in cui la ripetitività ossessiva ripercorre il tema della trasformazione da una trappola alla successiva in cui il nemico è il diverso, l’immigrato e così via perché il Potere riconosce con le sue leggi solo le proprie ragioni. Tema universale che la sensibilità del pubblico adatta alla propria sensibilità ed esperienza. Il linguaggio scenico e la regia di Gianni Salvo attraverso il solco kafkiano fanno rifiorire un moderno pessimismo che prevede solo trappole.
I protagonisti sono Aldo Toscano nei panni dell’uomo scimmia e Giuseppe Carbone nei panni di Sansa: completano il cast: Fiorenzo Fiorito, Carmen Panarello, Anna Passanisi, Cinzia Finocchiaro, Nicola Alberti Orofino, Ezio Garfì, Gianpaolo Costantino, Davide Migliorisi, Egle Doria.
Le musiche di Pietro Cavalieri ne sottolineano e ne sviluppano i temi dello spettacolo.
Pubblico alla fine francamente plaudente.