Minnazza
di Carmelo La Carrubba

 

Alla prima dello spettacolo “Minnazza” di Fabio Grosso – venerdì 19 maggio – con uno strepitoso Leo Gullotta – ho rivisto un teatro il Verga dello Stabile catanese pieno di un pubblico motivato verso un grande attore, un grande cittadino catanese, un uomo che ama il Teatro e che vuole fare risorgere lo Stabile catanese che gli diede i natali artistici.
Lo spettacolo “Minnazza” oltre che un ritratto della Sicilia attraverso i suoi (e anche altri) scrittori, i suoi miti e anche la biografia di un catanese “ddò Furtinu” che dovendo “emigrare” non dimenticò mai la sua terra e ora – a settantuno anni – credo abbia un progetto artistico che va inteso in tutto il suo spessore e la sua potenzialità.

“Minnazza” è la “Madre Terra” colei che nutre e allatta e lo spettacolo è il racconto scenico che si snoda dalle origini letterarie fino ai giorni nostri: un viaggio fra il Mito e il quotidiano tra il sorriso, lo sdegno e la denuncia civile.
Voce solista del racconto è Leo Gullotta che immagina la scena come viverla “Dalla terrazza” di un caseggiato catanese in cui gli scambi di alimenti ( parmigiana con meloni) erano frequenti e la condivisione del vivere all’ordine del giorno.
In questo lavoro, attraverso il percorso drammaturgico di Fabio Grossi, Leo Gullotta – con dei tempi scenici impeccabili – ha modo di fare rivivere il mito di Colapesce che è sinonimo dell’arroganza del Potere in quanto il Re nell’insistere per sapere dati inutili da Colapesce lo sacrifica in questa vana ricerca.
Il racconto drammaturgico è tutto un escursus letterario da cui emerge sia la Sicilia che il carattere dei siciliani così si va da Giovanni Meli a Giuseppe Tomasi di Lampedusa a Calvino a Quasimodo, a Pippo Franco e Ciccio Ingrassia , a Falcone e Borsellino a Pippo Fava scrittore e drammaturgo ucciso dalla mafia a Mario Giusti, a Camilleri, al grande Ignazio Buttitta che con i loro brani e le loro poesie esprimono la voce profonda di una Sicilia che forse è solo di ieri e che se il ricambio generazionale non la fa sua potrebbe l’oblio impossessarsi di un grande, civile patrimonio umano.

Leo Gullotta rappresenta la “memoria” ma anche la spinta civile e il suo teatro e il impegno anche economico pretendendo solo un euro a spettacolo la dice lunga verso chi – in questa città – ignora la generosità verso chi ha bisogno. Lo Stabile ha bisogno di un apporto economico e di stimoli culturali e Leo Gullotta – con il suo impegno e la sua generosità - rappresenta l’anima migliore del catanese.
In questo spettacolo c’è una lingua che è la summa di tanti dialetti in cui eccelle quello nostrano e c’è un attore che dà senso e musicalità ad una parlata che è la parte più interessante e melodiosa dell’intera rappresentazione.
E – mentre assisto allo spettacolo - che ha – fra i suoi protagonisti anche una colonna sonora di grande pregio dovuta alla creatività di Germano Mazzocchetti che di questa terra sa interpretarne lo spirito e esprimerlo attraverso due fisarmoniche suonate da Fabio Ceccarelli e Denis Negroponte che si integrano alla parola, alla musicalità, diventando spettacolo in cui poesia, lirica e musica sono i lati dello stesso triangolo. Non dimentichiamo l’essenzialità ma anche l’aspetto indispensabile – perché capace di integrare – del video di Mimmo Verdesca che arricchisce uno spettacolo che anche se ha un solo protagonista esprime una coralità lirica e musicale di notevole potenzialità spettacolare.
Infine – mentre assisto a questo spettacolo in cui si susseguono emozioni ed applausi a tutto tondo su avvenimenti e sul protagonista – mi affiora alla mente come Leo Gullotta sabato andrà a raccontare il suo maestro Michele Abruzzo (ore 17 Teatro Piscator ) celebre attore catanese tra i fondatori dell’Ente Teatro di Sicilia divenuto poi Teatro Stabile di Catania e non può che fare riflettere “nell’epoca dell’usa e getta “ di questo ritorno rispettoso alle origini di un attore ormai grande che ha conosciuto il “ Successo” e che sta affinando la sua arte come pochi.
E questo il numeroso pubblico catanese l’ha inteso e ha tributato al concittadino un caloroso e prolungato applauso.