Miseria e nobiltà
di Carmelo La Carrubba


Il capolavoro di Eduardo Scarpetta “Miseria e Nobiltà” è stato ridotto, pianificato, sicilianizzato ma non tradito nella sua comicità da Nicasio Anselmo, sua la regia dello spettacolo che ha aperto la stagione teatrale al Brancati in cui veste splendidamente i panni di Felice Sciosciammocca Tuccio Musumeci in un ruolo che è stato interpretato da grandi comici non ultimo Totò in una riuscitissima riduzione cinematografica.
La storia dei nostri eroi ambientata a Napoli nei primi del Novecento non ha sofferto il passaggio nella Catania degli Anni ’50 in quanto la componente della “Miseria” è stata sempre presente purtroppo nel popolo minuto; non altrettanto poteva dirsi per la trasposizione linguistica che ha tempi comici diversi nei due dialetti. Più “lenti” quelli napoletani più taglienti quelli siciliani: Tuccio Musumeci, attore completo, ha nel comico il suo aspetto più noto e trova nella battuta folgorante, tagliente la sua arma migliore perché è come una miccia che spezza la logica del discorso e in maniera dirompente scatena la risata. La comicità è tutta qui purché se ne osservino i tempi che del comico sono il fondamento strutturale.
Il tema della commedia è la miseria che ha nella fame la sua espressione tragicomica ma affronta anche il tema della nobiltà creando un confronto paradossale e una parodia di quel mondo rappresentato dall’arricchito ignorante ma, per fortuna, generoso. Qui c’è la base nel testo di tutte quelle situazioni comiche che vanno dal travestimento all’equivoco, dalla gag ai colpi di scena che si susseguono velocemente ai duetti che si alternano con altrettanta velocità.
Un divertimento assicurato da un cast di attori che, ben diretti, ha tenuto l’attenzione del pubblico sempre tesa verso una comicità – ripeto – dirompente che si susseguiva da una scena ad un’altra. Grande merito di Tuccio Musumeci che è stato esilarante nella parte di Felice ben assecondato da Massimo Leggio nel ruolo di Pasquale e delle loro compagne: Margherita Mignemi, amante di Felice e Barbara Gallo moglie di Pasquale e la loro figlia Egle Doria, da una straordinaria Rossana Bonafede moglie di Felice e madre del piccolo Peppiniello, piccola grande rivelazione.
Nel secondo atto un ruolo importante è quello di Gaetano Semmolone interpretato superbamente da Marcello Per racchio che dell’ignorante arricchito ha creato un ritratto indimenticabile. Sua figlia è Giorgia Migliore mentre l’altro figlio è Claudio Musumeci, singolare la somiglianza artistica col padre; Salvo Scuderi ha un doppio ruolo sempre comico: completano il cast Valentina Ferrante, Aldo Toscano e Plinio Milazzo. Tutti veramente bravi anche perché, in un congegno comico ognuno diventa indispensabile e la “caduta” di uno di loro sarebbe esiziale per gli altri. Cosa che non è accaduta perché questo meccanismo ha funzionato come un orologio che non perde un colpo assicurando risate e divertimento.
Ottima l’ambientazione scenografica di Riccardo Perricone, adeguati al tema i fantasiosi costumi di Angela Gallaro nonché i movimenti coreografici di Silvana Lo Giudice.