Cavalleria rusticana
di Carmelo La Carrubba

 

 

E’ osservazione comune che spesso lo specchio del passato rifletta una realtà contemporanea cosi come il racconto verista specchio di un episodio reale che evolve nel delitto (sfidarsi a duello con esito mortale è/era considerato delitto punito dal codice penale) diventa nel linguaggio televisivo o teatrale – come nel caso nostro –la ricostruzione analitica di un fatto realmente accaduto.
Gianpiero Borgia regista teatrale ed arrangiatore dell’atto unico “Cavalleria rusticana” di Giovanni Verga ha fatto sua questa tecnica narrativa televisiva adattandola al teatro e ha aperto lo spettacolo “Cavalleria rusticana” con un grido strozzato che diceva:”Hanno ucciso compari Turiddu” mentre nel testo teatrale e nella novella su queste parole cala il sipario.


Parliamo dello spettacolo “Cavalleria rusticana” in scena al Teatro Stabile Verga di Catania che ha inaugurato la stagione 2010-2011 riproponendo una storia di passione e di morte analizzandola in maniera moderna. Ne è venuto fuori uno spettacolo interessante in cui in circa 70 minuti si ricostruisce la vita di Turiddu Macca ucciso in un duello rusticano da compare Alfio a cui aveva tolto l’onore insidiandole la moglie. Si svela così una storia di passioni infuocate, di gelosie, di odi tremendi che scatenano nell’animo dei protagonisti reazioni cruente. A sottolineare il clima infuocato oltre le parole del Verga sono i costumi di Giuseppe Andolfo che veste gli attori di rosso caratterizzando l’intera vicenda che si svolge in una scena che richiama un quartiere dei nostri giorni, una “piazza del degradato e tormentato quartiere catanese di Librino” come suggeriscono le architetture di scena in bianco e nero di Altisi-Kirimoto e le luci di Franco Buzzanca.


La fedeltà – inoltre – alla parola verghiana è evidente così come sono stati rispettati i contenuti dell’atto unico con un’analisi profonda e pertinente del tema della passione e dell’amore, della fedeltà coniugale, dell’abbandono che porta all’odio e al rancore frutto della gelosia che scatena la delazione e lo scontro.
Questa traccia narrativa è diventata brillante racconto scenico con gli attori coinvolti in maniera corale come in un balletto su musica rock ricreando un presente che è sotto gli occhi di tutti.
Il primitivo che vive nel mondo verghiano diventa il DNA dei protagonisti dell’oggi che i protagonisti dello spettacolo hanno interpretato con rigore e con risultati convincenti sia coralmente che individualmente; come nel Turiddu Macca di David Coco ricco di vitalità mediterranea intrisa di funerei presagi; ala Santuzza di Caterina Misasi che allo scavo psicologico della ragazza innamorata, trascurata associa un’atletica falcata con cui domina la scena; così il compare Alfio di Licodia interpretato da Giovanni Guardiano conserva nella sua caratterizzazione un furore contenuto di uomo tradito; la ‘gna Lola, sua moglie, di Claudia Potenza esibisce la sua carica di sensualità e l’ambiguità del personaggio in maniera convincente; il cast è completato da Barbara Gallo (Comare Camilla), Nellina Laganà, madre di Turiddu, Leonardo Marino (zio Brasi) e Fabio Costanzo (Pippuzzu): ottimi attori dal sicuro mestiere.
Funzionali e spettacolari i movimenti scenici di Donatella Capraio che con la musica ha trovato una perfetta sintonia in armonia con regia e testo contribuendo a creare uno spettacolo piacevole, intenso, moderno sottolineando come la banalità è presente – sempre – nel significato e nella scena del delitto.
Pubblico convinto e plaudente alla fine dello spettacolo.