Il mondo della luna
di Carmelo La Carrubba

 


E’ uno spettacolo che cattura e diverte per la limpidezza della lettura scenica, per il rigore registico associato a fantasia e creatività, per il significativo apporto attorale che rappresenta – nel suo genere –un umorismo dalle caratteristiche grottesche di rara efficacia.
“Il mondo della luna” il dramma giocoso di Carlo Goldoni nell’adattamento di Domenico Carboni – andato in scena al Piccolo Teatro di Catania per la regia di Gianni Salvo che sarà replicato il 15 gennaio c. a.
Questo libretto per un’opera buffa fu rappresentato a Venezia per la prima volta nel 1750 con musiche di Galoppi e l’opera ebbe – successivamente – tanta fortuna e fu musicata da Paisiello e Haydn.
Il testo di Goldoni con intelligenza ed ironia mette in ridicolo i luoghi comuni del suo tempo che – non tanto stranamente – sono attuali oggi e si individuano in ignoranza, impostura, superstizione, scriteriato uso del potere.
E il Goldoni nella sua riflessione sogna un mondo utopico, ideale retto da un sovrano illuminato magari fuori della terra, sulla luna, dove possa reggersi un’impossibile armonia.
Ed è chiaro che il sogno impossibile non è altro che la trama di un inganno!
Pertanto in questa vicenda dove si scontrano padri e figlie si racconta una grande impostura in cui la parte del gabbato spetta al credulone Buonafede che fin’ora ha negato le nozze della figlia col giovane Eclittico che è l’ideatore della burla che ha fatto bere un filtro magico al padre della fidanzata e lo “trasferisce” sulla luna con tutte le implicazioni comiche del caso fino allo scontato lieto fine.
Quest’opera buffa diviene sul palcoscenico nell’ottimo adattamento del Carboni una commedia brillante, con un intreccio drammaturgico semplice mantenendo però recitativi e dialoghi originali in quella lingua particolare creata dal apposta dal Goldoni.
I lumi della ragione che illuminarono il secolo tutt’ora sono alla base della modernità ispirata ad un razionalismo critico a cui fa capo il Goldoni e che ha ispirato il cammino registico di Gianni Salvo di cui conserviamo un vivo ricordo di un precedente Goldoni (Il mercato di Malmantile) e che vive nel presente spettacolo in cui il motore ispiratore è l’ironia..
Grande importanza in questo spettacolo ha la musica che ha creato una trapunta musicale che si intreccia con il canto e i percorsi scenici nonché i gesti degli attori che hanno fuso parola, gesto e musica in un’unica espressione.
L’apporto registico apparentemente semplice è significativo per aver mantenuto questa freschezza espressiva che è dell’opera e ha sottolineato quanto era necessario allo spettacolo senza inutili e false “modernizzazioni” tanto di moda oggi che servono solo a tradire testo e funzione del teatro.
La scena di Oriana Sessa fatta di quattro cerchi crea una scenografia in movimento, cangiante che si inserisce nei movimenti degli attori mentre i colorati costumi pur nella loro carnevalesca esecuzione sottolineano le contraddizioni dei una situazione che verrà resa con grande impegno dagli attori e fra tutti Agostino Zumbo impareggiabile protagonista che ha saputo interpretare la dabbenaggine del genitore in maniera grottesca coinvolgendo nel gioco gli altri bravi attori del cast da Nicola Alberto Orofino (Eclittico); Giuseppe Carboni (Cecco) ; Tiziana Bellassai (Clarice) ; Egle Doria(Una spumeggiante Lisetta)
Il complesso musicale annovera:Giuseppe Ventura, clarinetto; Pietro Cavalieri, pianoforte; Sebastiano Nicotra, contrabbasso.
Pubblico divertito ed entusiasta, plaudente durante e alla fine dello spettacolo.