La nave delle spose

di Carmelo La Carrubba

 

 

Poetava Foscolo che la speranza è l’ultima a morire. Assistendo allo spettacolo “La nave delle spose” di Lucia Sardo e Elvira Fusto regia e impianto scenografico di Giuseppe Dipasquale in scena dall’8 marzo sul palcoscenico del Teatro Stabile al Verga mi sono ritornati mi sono ritornati in mente i versi foscoliani di fronte a quelle spose che andavano incontro a un matrimonio per procura nella speranza di una vita migliore. E le tante difficoltà affrontate per allontanarsi da una terra ingrata nei panni di emigranti non solo fisicamente ma moralmente mettevano in ginocchio ogni dignità individuale. E’ il tema che storicamente ha vissuto la donna siciliana tra il ’30 e ’40 quando per i tempi e una certa mentalità essa si assoggettava a questa pratica nella speranza – ripeto – di una casa, una famiglia e condizioni di vita decenti. E questa che definirei oltre che la nave delle spose quelle della speranza mi ha riportato alla mente i famosi versi di un poeta che amò tanto l’Italia e visse l’esperienza dell’esule.


Con molta delicatezza le Autrici hanno trattato il tema della donna in questo determinato frangente e attraverso una impostazione corale del problema; esse hanno scavato e portato alla luce le storie singole, significative, emblematiche di ognuna di loro. Come quella della ragazza tredicenne che va sposa al compaesano anziano o di una muta per le violenze subite: storie dure dove c’è di tutto ma non l’amore. In questo loro viaggio dell’anima rivediamo quelli che sono stati i sogni e le amarezze delle nostre nonne e delle loro coetanee e quanto cammino hanno percorso le donne nell’essere considerate con dignità.
Questo viaggio collettivo è anche o diventa una metafora di altri viaggi.
Il dramma di queste donne accomunate da un unico destino diviene il tema drammaturgico dello spettacolo che trova il linguaggio scenico adatto attraverso l’uso di diversi mezzi espressivi: la parola e la musica per narrare le individualità mentre per la coralità delle storie collettive, oltre la musica si attivano i movimenti coreografici che come in un balletto particolare hanno raccontato la storia dell’emigrazione femminile della Sicilia in America.


Il risultato spettacolare è notevolmente incisivo sia nella scena del bagno igienico come in quello del naufragio.
Il racconto scenico si è avvalso delle parole e del gesto,della presenza fisica e simbolica di Lucia Sardo nel ruolo di Annaluna, la narratrice, vero anello di congiunzione delle singole storie. Essa ha creato un personaggio visionario e mitico con caratteristiche epiche e sensitive nel predire gli eventi: con la sua storia non aveva mai abbandonato la nave ed era diventata un simbolo non solo di quei viaggi ma la voce dell’oceano solcato dalla nave.
In questo sogno americano con i cuori trepidanti di speranza e la paura dell’ignoto si intravedono la storia di Gina che ha il volto dell’attrice Ornella Brunetto che non volendo pigliare i voti diventa una sposa per scelta; Federica Sbrini è Rosa la tredicenne sposata a Peter Lanzafame che passa dalle fiabe passa alla dura realtà della vita; Annalisa Canfora è Emma, una prostituta, procace e sensuale, malata di tisi in cerca di fortuna trova l’amore sulla nave ma consumata dal male muore;Valeria Sara Costantin è Maria , la muta, è piena di curiosità per il nuovo; Luana Toscano è Jolanda è stata sfregiata dal padre e passa da una violenza all’altra; Miko Magistero interpreta il ruolo di Giovanni Capra,il faccendiere in un ruolo dai toni forti : egli è un rude e violento individuo, cinico negli affari vive un momento di apparente umanità per tornare ad essere spietato; Rosario Minardi è Ninuzzu un campagnolo semplice ed ingenuo che ama i galli e la boxe; Enzo Gambino è il mafioso Peppe Arena ; Giada Colonna è la baronessa Giulia Torrearsa: una donna ricca ed emancipata che vede in questo viaggio un orizzonte di libertà che è il sogno del Nuovo Mondo. Un modo per riempire il vuoto della sua vita al di fuori del matrimonio.


In questo spettacolo la musica ha un ruolo fondante assieme all’accorta regia nel creare un’atmosfera drammatica attraverso i movimenti coreografici e la bravura dei singoli attori che sono alla base di un balletto fantastico in cui la crudeltà delle situazioni porta lo spettatore verso un’amara riflessione. I costumi di Marella Ferrera hanno vestito i sogni di queste spose col rigore e la bellezza di manufatti che non tradendo il passato ne fanno risaltare quanto di bello essi possiedono.
La scena è un tutt’uno con la regia che ha concepito questo spazio in maniera semplice e funzionale in cui c’è la nave e il mare e l’inclemenza del tempo che fa naufragare nave e sogni. Le luci di Franco Buzzanca segnano il racconto registico attraverso le storie delle protagoniste.
Pubblico attento e plaudente durante e alla fine dello spettacolo.