Non si sa come
di Carmelo La Carrubba

 


Non so se ci avete fatto caso ma, da qualche anno a questa parte, non si mettono più in scena i testi dei classici ma previa la preposizione “da” : da Verga, da Dakespeare, da Pirandello spesso stravolgendone i contenuti.
Credo sia l’ultima risorsa del teatro di regia.
I cartelloni di una volta erano un po’ come i menu – una sapiente miscela di testi e di intelligenze nel farci comprendere quanto la produzione teatrale italiana o internazionale offriva mentre ora – di contro – è monotematico con buona pace della ricerca di testi nuovi originali.
Credo che una profonda riflessione s’imponga nel mondo del teatro e con coraggio e umiltà si affronti il tema del testo e dei nuovi autori. Anche l’Università potrebbe recitare un ruolo non indifferente. Una componente della crisi è non solo economica ma anche culturale e ridare nuove risorse ed energie ad un teatro che si muove su false spinte propulsive non può che essere proficuo.
Dopo questa premessa – e non per il gusto masochistico di darmi la zappa sui piedi – per rispetto della verità dirò che il testo di Nicola Fano tratto da “Non si sa come” di Pirandello in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania con la regia e l’interpretazione di Sebastiano Lo Monaco, non avendo tradito lo spirito dell’Agrigentino, è un’operazione valida.


Pur essendo la vicenda trasferita su una nave da crociera resta solido il nucleo del dramma che si svolge negli Anni 30 come sottolineano anche le musiche. In un districarsi di ricordi e di analisi froidiane, si appalesa nel protagonista il rovello fra verità e finzione, fra rispetto delle regole e il loro capovolgimento, fra sogno e realtà: tutti fatti che investono la coscienza individuale. Un rovello alla cui base sta l’uccisione di un ragazzo e la relazione del protagonista con la moglie del suo migliore amico.
Pur nell’apparente leggerezza della trama la riflessione pirandelliana è implacabile nello spaccare l’io e su questa linea drammaturgica c’è la possente interpretazione di Sebastiano Lo Monaco che del drammatico smorza i toni, fino al futile, all’intrattenitore, al cantante d’avanspettacolo offrendoci tutta una gamma di maschere e di brillanti recitativi come quando dialoga apertamente con il pubblico con vivacità e convinzione. La regia del Lo Monaco ha saputo evocare gli Anni 30 con leggerezza ma non poteva non interpretare un dramma se non drammaticamente, riuscendovi al meglio e rendendo chiaro quello che a suo tempo aveva detto Pirandello in una intervista a Missiroli:”…nel mondo morale la coscienza si risveglia come un giudice severissimo e intransigente nell’animo di chi ha infranto la legge. Il delitto appartiene alla natura ma il momento ve4ramente drammatico è quello della giustizia ed è tanto più drammatico quanto più il tribunale è invisibile cioè la coscienza..”.
Simbiosi perfetta fra testo e spettacolo in cui il siracusano Lo Monaco ha ben intenso l’agrigentino Pirandello: fra siculi ci si intende!
Nello spettacolo di cui abbiamo parlato c’è anche la giustizia tradizionale che non viene invocata e quella individuale praticata dall’amico tradito che, impugnata la pistola lo uccide. Anche qui la lezione di Pirandello è presente: in teatro nessuno muore perché luogo della finzione e pertanto il capocomico, dopo essere stato colpito mortalmente può alzarsi e partecipare al finale del varietà che allieta i croceristi intonando il motivo del film “Luci del varietà” di Lattuada e Fellini.
Barbara Begala e Mariarosa Carli sono le intense interpreti dei ruoli femminili così come Pierluigi Misasi e Giuseppe Cantore lo sono di quelli maschili. Bravi anche i musicisti in scena.
Pubblico plaudente alla fine dello spettacolo dopo un primo tempo di perplessità.