Non ti pago
di Carmelo La Carrubba

 

 

Nella napoletaneità di Eduardo sono compresi il gioco del lotto e la superstizione, veri motori delle dinamiche di una città come si presentava ai primi del Novecento e vizio e magia sono presenti fra i contenuti della sua bellissima commedia “Non ti pago” in cui all’osservazione delle abitudini quotidiane e familiari dei napoletani primeggiano il gusto per il gioco scenico, la necessità di un linguaggio teatrale, il piacere funambolico della farsa: fare scaturire da un cavillo paradossale tutta una serie di situazioni aggrovigliate che, però, si sciolgono alla fine in maniera lineare.
Queste caratteristiche sono presenti nello spettacolo “Non ti pago” di Eduardo in scena al Teatro Brancati di Catania (dal 6 al 23 marzo) per l’ottima regia di Armando Pugliese, Norma Martelli aiuto regista, scene di Riccardo Perricone e costumi di Dora Argento. Ma la novità assoluta dello spettacolo è nella rivisitazione del testo che da tre atti passa a due e che è stato “tradotto” in siciliano e propriamente nei linguaggi palermitani e catanese e inoltre la vicenda da Napoli è stata trasferita Catania senza che sia stato tradito lo spirito di Eduardo.
Il protagonista dello spettacolo è Ferdinando Quagliuolo, gestore di un banco lotto ma soprattutto accanito e sfortunato giocatore: passa le notti a “smorfiare” le forme delle nuvole, assistito dal suo uomo di fatica ed è in quotidiano conflitto con il suo impiegato Mario Bertolini che, di contro, vince sempre e ne vuole sposare la figlia.
Quando Bertolini vince una quaterna, Quagliuolo con un cavillo si oppone al pagamento e si appropria del biglietto vincente.
In un groviglio di passione e ragione, di pulsioni ludoatiche, di simpatie e antipatie generazionali fra giovani ed anziani, fra padri e figli, fra vivi e morti in perenne comunicazione diurna e notturna, in un gioco di contrasti anche fra marito e moglie in cui vengono coinvolti un prete e un avvocato, si snoda una vicenda che rappresenta un mondo particolare, tipico di un modo di vivere di una città speranzosa.
Ma c’è da sottolineare che questo gioco scenico è in funzione comica, spesso farsesca perché ogni situazione, gesto, scontro è calcolato in funzione della risata. Il motore che fa muovere la vicenda è nella superstizione che riesce a sovrastare le conseguenze della ludopatia ma coinvolge in questo particolare gioco delle parti non solo il protagonista e il suo impiegato ma la moglie, il prete, l’avvocato, la figlia creando un intrigato groviglio di interessi ed affetti. Ma subito dopo, sciogliendo quel groviglio, il protagonista sa avviare saggiamente il finale verso una conclusione oltre che lineare anche consolatoria. E quello che stava per diventare un dramma – come avverrà successivamente nella produzione teatrale di Eduardo – si manterrà nell’ambito della commedia con risvolti farseschi in cui tutto al divertimento, al riso attraverso le gag, i colpi di scena, le battute esilaranti, le situazioni irresistibili per la bravura del numeroso cast di attori in cui spicca la magistrale interpretazione di Tuccio Musumeci che dall’ardore passione iniziale, dall’ostinazione passa alla fine alla più logica delle soluzioni attraverso un personaggio vivo e dalle tante sfaccettature ora comiche ora farsesche ma sostanzialmente umane.
Tuccio Musumeci è stato ben collaborato da ottimi attori a iniziare da Olivia Spinarelli che ha retto, da moglie, brillantemente i contrasti col marito; Turi Giordano, efficacemente, nei panni dell’avvocato; Riccardo Maria Tarci, uomo della smorfia e di fatica; del prete don Raffaele interpretato con comica umanità da Agostino Zumbo; Giovanni Rizzati è Bartolini intraprendente interlocutore del protagonista, vincitore al lotto , sconfitto dalla superstizione; quattro spalle formidabili per la comicità del protagonista; eppoi: Chiara Seminara, la figlia;Angelo D’Agosta, Fabio Costanzo, Loredana Marino; Elisabetta Alma, Valentina Ferrante, nel ruolo della frizzante cameriera.
In conclusione uno spettacolo da vedere e da gustare per la ariosa comicità che si sprigiona per tutto l’arco della narrazione scenica in cui non c’è calo di tensione comica in quanto una regia attenta e meticolosa ne ha mantenuto i ritmi sempre serrati e vivaci così come si prefiggeva il risvolto comico della vicenda e l’aspettativa del pubblico.
Pubblico entusiasta e soddisfatto. Applausi durante e alla fine dello spettacolo in maniera sostenuta e prolungata.