Notte segreta
di Carmelo La Carrubba

 


La “Notte segreta” di Francesco Randazzo è ambientata in Sicilia al tempo “dei Viceré venuti dalle Spagne” in cui due giovane novizie delle Clarisse della Consolazione Conforto e Assunta, chiuse in una stanza buia assieme a due mummie di vecchie suore in odore di santità, sono sottoposte ad un duro rito iniziatici, alla mortificazione della carne per purificarsi pregando e riflettendo per potere avere, ognuna, il velo di suora. Le due novizie sono giovani ed esuberanti né sono segnate dalla vocazione al martirio ma anelano verso una gioia di vivere che viene loro negata. Sono due personalità diverse unite in un unico destino: Assunta, la più giovane di origini popolari è meno smaliziata e più sottomessa, mentre Conforto, l’aristocratica mostra i comportamenti orgogliosi del Casato ma nel gioco della convivenza e dell’età si comportano in maniera complementare.
Francesco Randazzo che cura anche la regia di questa pièce in scena al Teatro Musco per lo Stabile di Catania fino a domenica 6 aprile ha creato una drammaturgia della introspezione psicologica attraverso la conoscenza reciproca delle due giovani donne in bilico fra il desiderio di vivere e la scelta obbligata ad una totale rinuncia; attraverso questa ultima loro notte “segreta” assistiamo alla scoperta del loro mondo a cui debbono dare l’addio definitivo dopo averlo appena assaporato.
La regia di Randazzo, nel creare un linguaggio scenico asciutto ed essenziale, ha puntato sulla forza della parola e la potenza interpretativa delle attrici: le brave Emanuela Trovato e Rossana Vesacierta che danno vita a paure ed incubi, a gioie e desideri, dolori e rimembranze ora vere ora presunte per inventarsi anche un passato e una vita che sta loro sfuggendo. Al centro del loro dramma non c’è solo la perdita della libertà ma in maniera sofferta ed angosciante c’è la paura della morte e il loro sforzo, la loro inventiva per esorcizzarla è umanamente encomiabile.
In questo gioco scenico ben sostenuto da ritmi incalzanti e coinvolgimenti attorali si sviluppa la vicenda delle due novizie che da suore potrebbero essere “santificate” come intende significare quella folgorante luce finale dell’ostensorio o, avere uno sviluppo narrativo che ricorderebbe personaggi di manzoniana memoria.
Pubblico attento durante tutto l’arco della rappresentazione plaudente con convinzione più e più volte alla fine dello spettacolo.