La notte più bella della mia vita
di Carmelo La Carrubba

 


Durrenmatt è considerato l’intellettuale del dubbio perché diffida di tutto ma soprattutto delle ideologie. La sua opera non parla mai di certezze, non si propone di dimostrare nulla e si limita a descrivere le assurdità e le contraddizioni della società. Il suo orizzonte di scrittore è senza speranza in un miglioramento del mondo che egli vede sempre sull’orlo di una catastrofe. Autore di teatro di grande talento ha caratterizzato le sue opere con un umorismo “noir” come di chi assiste disincantato all’auto distruzione dell’umanità.
Durrenmatt è l’autore del testo dello spettacolo “La notte più bella della mia vita” (nasce come radiodramma nel 1955, diventerà racconto “La panne” nel 1956, commedia nel 1979 e avrà anche una versione cinematografica in Italia con Alberto Sordi) per la regia di Armando Pugliese nell’ambito della rassegna curata dai direttori artistici Guglielmo Ferro ed Enrico Guarneri, andata in scena al Teatro comunale di Trecastagni, protagonista Giammarco Tognazzi.

 

Una piéce dai risvolti inquietanti in cui un rappresentante di tessuti, Alfredo Traps (Tognazzi) per una sosta imprevista per l’auto in panne – cercando aiuto per ripartire – trova ospitalità per la notte nella casa di campagna di un vecchio giudice che con due suoi amici, un pubblico ministero e un avvocato in pensione, nell’intento di coinvolgerlo nel loro gioco, gli spiegano come il loro unico passatempo sia quello di ri-celebrare alcuni processi storici, come quello a Socrate, a Gesù, a Federico di Prussia. Questa volta imputato sarà lui e tra una bottiglia e l’altra, Traps si ritrova nelle vesti dell’accusato in un vero e proprio processo ma soprattutto in un atmosfera inquietante in cui il gioco diventa realtà. Il protagonista parla, si confessa, anche la sua vita mediocre sembra riscattarsi durante i risvolti del processo. Inaspettatamente la ribalta del protagonismo inorgoglisce il protagonista che si scopre abbia compiuto un delitto divenendo l’amante della giovane moglie del suo principale che, avvertito della tresca dallo stesso Traps, muore d’infarto. I

l delitto, più che un atto criminoso è frutto di una mente inconsapevole e gravata da presunti sensi di colpa fino a quando qualcuno non gli fa notare che ha compiuto un omicidio. In questo processo, che è anche una seduta psicoanalitica, emergono dalla nebbia del passato i ricordi stimolati dai suoi commensali che lo hanno ospitato e processato. Dal racconto che svela le vicende della sua vita chiarendo il mistero del successo economico, Traps si trova di fronte alla prova della sua colpevolezza e ne accetta il verdetto di condanna a morte che gli era stata sanzionata per gioco.

 

Il pessimismo di Durrenmatt ha modo di sviluppare tutta la sua amarezza nel constatare – dimostrandolo – che in questo mondo siamo tutti colpevoli e che se sottoponiamo uno di noi, anche per gioco, ad un processo, il verdetto non sarà che di condanna. Armando Pugliese ha dato i necessari tempi scenici ad un linguaggio asciutto e puntuale nella logica incalzante del giallo che però tutto affida alla suspence e che è capace di avvincere lo spettatore facendolo “partecipe” al gioco processuale. Uno spettacolo che si svolge coerente e lucido pur nel mezzo di una vicenda volutamente paradossale e che trova in Tognazzi un attore consapevole di un ruolo che è impastato di ambiguità e inquietudini non privo di amare verità che caratterizzano l’umana quotidianità. Un cast affiatato e ben diretto ha tenuto desta l’attenzione e l’interesse degli spettatori che hanno applaudito calorosamente.