Notturno di donna con ospiti
di Carmelo La Carrubba

 

Nella periferia napoletana intorno agli Anni Settanta si svolge “Notturno di donna con ospiti” di Annibale Ruccello con una straordinaria Giuliana De Sio, lo spettacolo in scena dal 14 fino al 25 gennaio al Teatro Verga per lo Stabile di Catania.
E’ la storia di una donna che abita in una casa quasi sempre da sola perché il marito metronotte va al lavoro di notte e arriva al mattino per dormire, incinta alla terza gravidanza vive in un rapporto onirico con la realtà in cui antichi incubi, sogni televisivi, e una strana paura verso chi dall’esterno la minaccia sono il suo vissuto.
Infatti una sera degli strani individui che lei ha sognato e desiderato ma anche temuto entrano a casa sua e senza una apparente logica scatenano nella protagonista l’angoscia di antichi fantasmi del passato ( il padre morto, la madre, una compagna di scuola, un vecchio fidanzato ) e, alla fine, una reazione terrificante, senza senso, che pur nella sua assurdità le consentirà di uscire da quel cerchio ossessivo. A suo modo una catarsi raggiunta dopo una strage.
Il racconto ha l’andazzo fra la commedia e il thriller con i risvolti del noyr che tanto indirizzarono la scrittura di Ruccello per capire e rappresentare Napoli che veniva antropologicamente formandosi in periferia e Adriana ne diventa rappresentante e protagonista.
La regia di Enrico Maria La manna è puntuale e sapiente nel dettare il ritmo ad un racconto scenico che punta sulla sanguigna presenza scenica della De Sio che cavalca ritmi e tempi di un personaggio semplice e nello stesso tempo complesso per i sentimenti che lo governano. Il dominio del personaggio della De Sio è straordinario nel rappresentare il suo senso di inadeguatezza, il devastante sradicamento avvenuto nella sua esistenza. E il finale estremamente furioso e devastante rappresenta, nelle sue estreme conseguenze, lo scomposto urlo di ribellione quasi l’annullamento di sé stessa di fronte alla catastrofe.
Se la De Sio ha dominato la scena per tutto l’arco della rappresentazione non da meno è stato l’apporto artistico di un cast in cui eccelle Gino Curcione e poi Rosaria De Cicco, Andrea Venuti, Francesco Di Leva e Luigi Locuzio.
Pubblico attento e interessato anche di fronte ad un testo dialettale di non sempre facile comprensione che però fila liscio per due ore e venti minuti con colpi di scena e ritmi sostenuti che ha apprezzato con ripetuti applausi e chiamate alla fine della rappresentazione.