Opera panica (cabaret tragico)
di Carmelo La Carrubba

 

 

La drammaturgia di Alejandro Jodorowsky ha un proprio percorso che va dal surrealismo magico al teatro dell’assurdo e in questa visione si pone “Opera panica (Cabaret Tragico)” una pièce del 2001 che ambisce a essere argutamente l’espressione dell’arte totale a teatro. Dimenticando che questo testo articolato in ventisei mini-quadri che vogliono rappresentare comicità e poesia ma sostanzialmente l’”inettitudine alla felicità” dell’uomo si pone più come opera tragica che come cabaret che ha soltanto l’ambizione di fare ridere riflettendo. Ma l’ossimoro del titolo è, sostanzialmente, quello che si impone nei contenuti dello spettacolo “Opera panica (Cabaret Tragico)” in scena dal 2 al 7 febbraio 2016 al Teatro Musco per lo Stabile di Catania , condizionandone la resa stilistica.
La regia di Pietro Dattola agile nei tempi scenici ha scelto di raccontare i quadri surreali come in una giostra di numeri circensi in cui nella lotta fra l’identità del personaggio e il potere c’è sempre la sconfitta del primo. Pertanto la narrazione e lo sviluppo delle azioni pur muovendosi in maniera comica alla fine svelano la tragicità delle situazioni che è quanto di meno comico si possa immaginare. E, nell’ultimo quadro che vede la disputa e la competizione fra i protagonisti dello spettacolo per chi sia il migliore, si assiste alla sconfitta del clown che muore annegato per opera loro.
Di fronte a tanto cinismo lo spettatore reagisce con sdegno e se si apprezza la tragicità di questo cabaret di contro non si può ridere o sorridere della sconfitta di un nostro simile. Pertanto da situazioni apparentemente surreali che evolvono verso l’assurdo spesso si concludono in maniera demenziale in cui si mortifica ogni possibilità comica riuscendo a trasformare una performance comica in una riflessione tragica.
Quattro i personaggi in scena: Letizia Barone Ricciarelli (assistente) – Flavia Germana de Lipsis (clown) – Andrea Onori (Mago) – Marcello Paesano (Lanciatore di coltelli) ognuno bravo nel proprio ruolo. Costumi di Maria Francesca Palli. Scenografia di Alessandro Marrone.
Pubblico alla fine dello spettacolo plaudente.