Orestea Agamennone
di Carmelo La Carrubba

 


La Trilogia di Eschilo (Agamennone Coefore Eumenidi) narra la tragedia di una famiglia greca – gli Atridi – quando gli Dei orientavano le azioni degli uomini ed ogni segno o azione era l’espressione del Mito. Dal 28 dicembre al 3 gennaio 2016 è in scena al Teatro Verga per lo Stabile di Catania “Agamennone”; mentre “Coefore Eumenidi lo saranno dal 4 all’8 gennaio 2016 per la regia di Luca De Fusco nel rispetto di una tradizione classica che mantiene intatti i germi di quella modernità che è dei Classici e che è la vitalità del Mito.
Se così non fosse parleremmo d’altro!
Le scene di Maurizio Balò (costumi di Zaira De Vincentiis coreografie di Noa Werthreim) conservano l’impostazione degli anfiteatri greci fino a farli rimpiangere come luoghi naturali adatti alla realizzazione di quei testi che nei teatri trovano l’angustia del limite spaziale. Ma se lo spazio è tiranno per fortuna lo sviluppo di una tragedia, la sua narrazione trovano la fluidità nel linguaggio scenico anche in un palcoscenico tradizionale per merito degli attori e di una drammaturgia che sappia svelare la tragedia che coinvolge sia Agamennone che la moglie Clitennestra nella quale è ancora vivo il ricordo della figlia Ifigenia sacrificata agli Dei per ingraziarseli favorevolmente per la spedizione contro Troia. Altro motivo di rancore verso il marito è ancora la presenza di Cassandra - come preda di guerra ma amante del marito che la umilia. Inoltre la figura di Clitennestra pur nella visione di Eschilo è aderente ai limiti del tempo in cui visse e sfugge ad una configurazione tradizionale perché uccide con la sua spada il marito anche se con l’aiuto di Egisto, suo amante. Non è solo la figura di un’assassina ma di una donna, di una madre che ha sentito profondamente la perdita della figlia. Di contro Agamennone è il Capo, il vincitore della città di Troia che ritorna in Patria con i trofei; rappresenta il Potere senza discussioni ed incertezze e va incontro al suo Destino senza essere sfiorato dal dubbio né dalla profezia di Cassandra che – purtroppo – per opera di un dio – pur dicendo il vero non era creduta.
La tragedia degli Atridi è stata raccontata da De Fusco in maniera essenziale delegando il “coro”
A rendere palesi le opinioni epocali che furono di ieri ma risuonano ancora oggi.
Una solida interpretazione quella di Mariano Sigillo nelle vesti del Capo espressione del Potere anche se succube del Destino.
Clitennestra è interpretata da Elisabetta Pozzi. Un ruolo di donna, ben articolato da motivazioni profonde, umane e sociali, in cui svetta il carattere insolito per i tempi in cui visse. Anch’essa andrà incontro al suo Destino obbedendo alle leggi del Mito. Gran bella interpretazione.
Gaia Aprea è Cassandra, la veggente, la schiava, la vittima. Il suo ruolo si snoda fra parola e danza in maniera armonica. Bravissima.
Le sentinelle corifee sono Enzo Turrin, Fabio Cocifoglia, Gianluca Musin, Paolo Cresta; l’araldo è Claudio Di Palma mentre Egisto è interpretato da Paolo Serra.
Le musiche sono di Ran Bagno, luci di Gigi Saccomandi. Video Alessandro Papa.
Pubblico attento per tutto l’arco della rappresentazione ha applaudito alla fine dello spettacolo a lungo e intensamente.