L'OTELLO di Michele Placido
In scena, sino al 9 marzo, al "Verga" di Catania il capolavoro di Shakespeare

 


Continuano fino al 9 marzo al "Verga" di Catania le repliche di "Otello" di William Shakespeare, proposto dal Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia nell’ambito della stagione di prosa dello "Stabile" etneo. Sulla scena uno dei capolavori di Shakespeare, il dramma d’amore e morte, di passioni e diversità di Otello, con protagonista, nel ruolo cardine, Michele Placido.

Per Otello, Moro generale dell’esercito veneziano, Desdemona non è solo l'amore di una donna, è il premio sudato con il coraggio e l'onore, perderla significherebbe tornare alla sua "diversità". Desdemona, simboleggia il suo contatto con il mondo, Otello e Iago, suo alfiere, sono uomini di guerra e come guerrieri affrontano la vita. Iago con l'arma della bugia, dell’inganno, della retorica, tesse una trappola perfetta ad Otello, che è toccato nella sua unica debolezza, la necessità dell'amore. Ed Otello, eroe nella guerra si lascia sopraffare dal dolore e cade vittima del piano diabolico di Iago. Il personaggio di Iago, molto ben disegnato da Sergio Romano, è il vero protagonista di questo pièce, diretta da Antonio Calenda. Invidia, sadismo, gelosia e rivalità fanno di lui un moderno eroe del male, perverso e affascinante. L'Otello reso da Michele Placido, fa risaltare la forte energia dell’attore, anche se, in alcuni momenti, ci pare esitante o debole nel suo ruolo, nulla togliendo, comunque, ad una interpretazione rigorosa. Il cast è di altissimo livello, con molti giovani attori. Tra tutti bisogna citare la bravissima Valentina Valsania che rende con passione il ruolo di Desdemona, Emilia, moglie di Iago interpretata da Rossana Mortasa e il Cassio di Adriano Braidotti. Apprezzabile poi l’interpretazione di Giogo Lanza che disegna un Roderigo, innamorato di Desdemona con divertente carica emotiva. In scena poi Lea Cirianni, Giancarlo Cortesi, Stefano Alessandrini, Claudio Tombini, Mino Manni, Francesco Benedetto, Francesco Gusmitta, Stefano Visintin, Francesco Cervini. Lo spazio scuro e opprimente della scena, realizzata da Bruno Buonincontri, rende molto bene la solitudine dei personaggi. Pesanti grate incombono su di loro, fino ad intrappolarli, nell'ultima scena, in una vera prigione. I costumi sono di Elena Mannini, le musiche di Germano Mazzocchetti, la traduzione di Agostino Lombardo.

 

  Maurizio Giordano