Il paraninfo
di Carmelo La Carrubba

 

Nell’adattamento e regia di Francesco Randazzo del testo “Il paraninfo” (1914) di Luigi Capuana c’è buona parte  della storia d’Italia dalla Prima  alla Seconda  Guerra Mondiale. E c’è inoltre presente l’evoluzione del costume e della mentalità di un popolo che dall’Italietta dei primi del Novecento si avvia ad acquisire la consapevolezza di essere diventata una nazione. E lo spettacolo prodotto dallo Stabile catanese in scena al Teatro Musco, ambientato nel Secondo dopoguerra, documenta un’Italia che si avvia verso la sua rinascita: la canzone “Voglio vivere così” esprime il senso di ottimismo che caratterizzò quegli anni.

Il testo del Capuana fu portato al successo dal Musco con una comicità sconosciuta all’autore e per quei tempi il protagonista ne esprimeva lo spirito mentre gli Anni 40/50 segnano la fine dell’attività del paraninfo. Infatti – in questa edizione – il protagonista darà l’addio alla sua professione: perché inadatto ormai a rendere felice l’umanità attraverso l’imposizione del matrimonio. L’autonomia acquisita dai giovani nella creazione del loro futuro rendeva visionario il suo  ruolo.

Su questa trama  - spesso pretestuosa – si costruisce una commedia dai risvolti volutamente comici : essi vanno dal varietà, alla comicità spicciola di certi cabaret, a quella della commedia dell’arte che – fra l’altro – è sempre presente nella tradizione del teatro comico siciliano.

Sulla scia di Musco il testo del Capuano è stato adattato a successive trasformazioni fino a diventare un canovaccio su cui è possibile impiantare il tipo di comicità che si vuole in riferimento alle doti degli attori che lo interpretano con nuove gags, nuove scenette, la creazione di macchiette.

E così lo spettacolo “Il paraninfo” funziona e fa ridere : la commedia – a volte -  rischia la farsa -  se i tempi comici delle scenette vengono dilatati mentre se contenuti darebbero risultati più esaltanti.

Nello spettacolo è protagonista Angelo Tosto: egli conferma le sue doti che vanno dal comico, al patetico, al brillante ed il suo personaggio è il collante della vicenda su cui si affollano una carrellata di altri attori, tutti bravissimi, che hanno avuto modo di esibire il loro talento comico (  a costo del minimo sindacale dati i tempi di crisi – come avvertì il capocomico ad inizio dello spettacolo quando pure disse che lo spettacolo era nel ricordo di Mariangela Melato la grande attrice appena deceduta).

Sulla scena abbiamo apprezzato una vera brigata d’attori: da Vitalba Andrea, Alessandra Barbagallo, Filippo Brazzavento, Cosimo Coltraro, Egle Doria, Camillo Mascolino, Margherita Mignemi, Rosario Minardi, Sergio Seminara, Olivia Spinarelli, Riccaredo M. Tarci, Aldo Toscano, Luana Toscano.

Ogni attore oltre a inserirsi nella vicenda di don Pasquale Minnedda ha ben caratterizzato il personaggio ma ha dato ampia prova di sé nelle scenette comiche o nei duetti come quelle delle sorelle Matamè interpretate dalla Mignemi e dalla Spinarelli o l’altra da Coltraro e Tarci o le performance di Aldo Toscano, come la vitalità artistica di Vitalba Andrea, Alessandra Barbagallo, Egle Doria e Luana Toscano.

Le musiche di Nino Lombardo che hanno fatto parte del suo repertorio giovanile sono state suonate dal vivo dal maestro e hanno accompagnato e sottolineato i momenti significativi dello spettacolo riscuotendo numerosi applausi che si sono ripetuti per tutto lo svolgimento della vicenda. Scene e costumi di Dora Argento; movimenti scenici e coreografici di Silvana Lo Giudice; luci di Franco Buzzanca.