Pensaci Giacomino
di Carmelo La Carrubba

 


La commedia “Pensaci Giacomino” di Luigi Pirandello scritta nel 1916 in siciliano per Angelo Musco andò in scena nel 1920 e fu ben accolta dal pubblico pur affrontando in maniera irriverente temi tradizionali. E’ ora in scena al Teatro Vitaliano Brancati dal 3 al 20 marzo 2016 in cui il protagonista interpretato da Miko Magistro attua la sua sottile vendetta contro lo Stato in un’atmosfera in cui l’umorismo pirandelliano ha modo di esprimere tutta la sua carica comica.
In questa commedia e al suo interno di un meccanismo drammaturgico tradizionale Pirandello fa emergere nel personaggio del prof Toti una profonda conflittualità fra l’individuo e la società che si manifesta fra la verità del sentimento e la menzogna delle convenzioni borghesi. Infatti la vicenda del vecchio professore di storia naturale del liceo che sposa la figlia del bidello pur sapendola innamorata di Giacobino, del quale attende un figlio è, già, un gesto fortemente provocatorio perché nega palesemente il valore di molti codici quali il pregiudizio dell’età, quello della infedeltà coniugale perché Toti consente a Giacobino di frequentare la moglie, quello della roba perché la moglie e il figlio non appartengono al protagonista, la disparità di classe. Sono elementi che rendono esplosiva la battaglia privata del piccolo borghese verso lo Stato. Egli col matrimonio con la giovane impone allo Stato di pagare la pensione alla vedova per tanto tempo. Infine il protagonista affronta quel mare di pettegolezzi che circolano fra la gente sulla sua vita privata nella persona del prete don Lanolina che in modo falso e servile si fa portavoce di queste dicerie.
La novità e quindi la modernità pirandelliana in questa commedia è dato dal rovesciamento della tradizione avendo Pirandello dissacrati i miti verghiani della roba e della famiglia.
Lo spettacolo “Pensaci Giacobino” per la regia di Giuseppe Romani si avvale di un ottimo cast di attori fra i migliori della scena italiana e offre una drammaturgia in cui i vecchi pregiudizi sono pesantemente condizionanti ma il linguaggio scenico creato dalla regia di Romani punta a sciogliere i nodi conflittuali dissolvendoli in un umorismo dalla comicità amara che però, tutto sommato, prevede il lieto fine. Il cast degli attori , nella componente di attori consolidati, è formidabile in quanto all’apparente semplicità recitativa di Miko Magistro che mostra registri ora comici ora drammatici c’è quella straordinaria di Tuccio Musumeci nei panni del bidello Cinquemani, un personaggio di grande comicità che si avvale del contributo di Margherita Mignemi (Donna Marana) in un ruolo reso altamente comico in cui la coppia di sposi (Musumeci-Mignemi) raggiunge momenti di intenso umorismo occupando la parte centrale dello spettacolo. Riccardo Maria Tarci è il preside del liceo e appartiene a quella schiera che costituisce l’opione pubblica tradizionale contro il prof Toti ma di cui campione è Agostino Zumbo nei panni di padre Lanolina che interpreta perfidamente il ruolo di chi sa mascherare perfettamente le sue emozioni attraverso il falso sorriso ipocrita. Una bella interpretazione.
Ottimi tutti gli altri dai giovani Roberta Andronico e Delisi Luca Giacomo a Olivia Spinarelli a Daniela Ragonese al piccolo Federico D’Agosta.
Musiche di Matteo Musumeci. Scene di Susanna Messina. Costumi delle sorelle Rinaldi.
Pubblico divertito e sorridente, amaramente riflessivo, ha applaudito durante e alla fine della rappresentazione in maniera convinta e intensa.