Il piacere dell'onestà
di Carmelo La Carrubba

 

Per capire la Sicilia si deve entrare in quell’aggeggio che è la mente di un siciliano e la chiave è stata in possesso di Pirandello – ma anche di altri scrittori di ieri e di oggi – e che è rappresentata – attraverso il protagonista – fra gli altri – nel dramma “Il piacere dell’onestà”. Non dico che ci vuole – per forze di cose – un altro siciliano per interpretare i personaggi pirandelliani – perché lo hanno fatto benissimo anche attori non siciliani ma certamente a questa conclusione sono pervenuto avendo in mente Salvo Randone, Turi Ferro e, oggi, che ne è l’interprete, Leo Gullotta .
Ho rivisto per la seconda volta in televisione su RAI 5 “Il piacere dell’onestà” (Produzione del Teatro Eliseo di Roma) di Luigi Pirandello con Leo Gullotta protagonista principale e mi sono trovato non solo di fronte alla maturità di un grande attore ma anche di fronte ad un attore che sa rendere di Pirandello la maschera del personaggio dopo averne sviscerato l’essenza cioè l’intimo della sua personalità: la sua individualità.
In questa galleria ideale di attori siciliani non è importante stabilire chi è il più bravo ma sicuramente si potrà dire che ci troviamo di fronte a talenti che hanno reso indimenticabili i personaggi di Pirandello e che oggi – in maniera grandiosa – è Leo Gullotta a mantenere viva questa “tradizione”.
Non sarò ripetitivo rifacendo la storia dello Stabile catanese ma Leo Gullotta è figlio di questo teatro dove si è formato respirando la stessa aria dei suoi maestri e che oggi può reggere la cattedra di questo palcoscenico.
Per cui mi chiedo ma lo chiedo soprattutto a chi gestisce o gestirà lo Stabile se non sia il caso di offrire a Leo Gullotta il posto che merita?
A buon intenditore poche parole!