Pipino il breve
di Carmelo La Carrubba

 

 

Se c’è uno spettacolo che nato a Catania conserva ancora la freschezza dell’esordio dopo aver mietuto tanti successi nazionali e internazionali fino a poter essere definito “mitico” questo è “Pipino il Breve”.
In scena al Teatro Brancati dal 7 al 20 maggio chiude la stagione teatrale in maniera strepitosa con protagonista Tuccio Musumeci in forma smagliante che incarna – per molti versi – l’antico spirito catanese ironico, beffardo, dissacrante.


“Pipino il Breve e Berta la Piedona” di Tony Cucchiara e Renzino Barbera è – come si sa – un musical che si ispira al folklore siciliano e in particolare all’Opera dei pupi, ai Reali di Francia, ai Paladini della Tavola Rotonda nonché ai Cantastorie che narrano la storia dei Paladini di Francia con accento catanese che posto su una robusta cadenza scenica ricreano una “Chanson de Roland” che seppur seppellita nelle pagine della storia rivive per la straordinaria forza del Teatro ed in maniera del tutto nostrana.
Questo spettacolo debuttò nel 1978 al Teatro Stabile di Catania – ai tempi di Mario Giusti – con regia prima di Romano Bernardi e poi di Giuseppe Di Martino e fu subito un successo in Italia (Al Piccolo Teatro di Milano) e all’estero ( Stati Uniti, America Latina, Canada, Australia,) tournee per cinque anni e tante richieste inevase.
In questo spettacolo i musicisti e cantastorie presentano la storia di Pipino e di Berta di due reali che si uniscono per avere un erede richiesto a gran voce dal popolo. La vicenda ha un andazzo noir pur affrontando un argomento storico, con scene e costumi d’epoca, nei contenuti la trama non si discosta dal popolaresco dai risvolti farseschi così come è nella logica di una commedia dell’arte ante litteram. E nella sintesi di canto, musica, ballo e parola degli attori c’è lo specifico di uno spettacolo moderno qual è il musical in cui l’equilibrio delle componenti rende il linguaggio scenico semplice , piacevole, accattivante.
La regia di Giuseppe Romani pur mantenendo l’impostazione delle edizioni precedenti ha impresso un notevole ritmo al racconto scenico: curando i particolari in maniera efficace così da tenere desta l’attenzione del pubblico per due ore e 40 minuti. La storia avventurosa di questo matrimonio fra Pipino e Berta d’Ungheria dal “gran piede” si snoda in 13 quadri – tutti vivacemente brillanti.
Le scene e i costumi sono di Francesco Geracà: fantasiosi e colorati riflettono una storia epocale senza tradirla.
Le coreografie di Silvana Lo Giudice che aprono in maniera folgorante lo spettacolo danno quel ritmo incalzante alla narrazione scenica e sono uno dei punti di forza di questo – ripeto – mitico musical.


La magia, il fascino di “Pipino” è – oltre le splendide musiche di Tony Cucchiara – ben cantate e interpretate da quasi tutti gli attori – della parola siciliana e della interpretazione magistrale di Tuccio Musumeci ben coadiuvato dalla bravura di Olivia Spinarelli, Riccardo Maria Tarci, Elena Rosisvalle, Giuseppe Balsamo, Evelyn Famà,Massimiliano Costantino, Dario Castro, Carlo Ferreri, Emiliano Longo, Maria Carla Aldisio, Margherita Mignemi. Tutti eccezionalmente bravi.
I quattro musicisti e cantastorie sono: Pippo Russo, Roberto Fazio, Rosario Moschitta, Alessandro Pizzicato. Ottimi musicisti e bravi cantastorie.
Cortigiani e popolani: Maria Carla Aldisio, Giuseppe Balsamo, Amelia Martelli, Iridiana Petrone, Marina Pugliesi, Gabriele Rametta, Claudia Mangani, Giovanni Strano, Giorgia Torrisi.
Pubblico interessato e divertito per tutta la durata dello spettacolo: plaudente durante e alla fine della rappresentazione.


Nota dell'autore: per questo spettacolo si veda anche la recensione dell'edizione precedente