Un prestigiatore molto mago

 di Carmelo La Carrubba



Uno dei miei tanti maestri di cose teatrali insisteva – fra l’altro – nell’avere anche un occhio puntato sul pubblico per capirne le reazioni. E un altro suggeriva al critico di entrare nel labirinto del testo, di accettarlo com’è e di non trasportarlo nella sua stanza ordinata o di modificarlo nel suo laboratorio. E ancora ( riferito al pubblico, al critico, a chi volete) : ciascun interprete si avvicina al testo in maniera diversa e altrettanto fa l’attore e il critico. Per cui ognuno vede uno spettacolo e ne riferisce e spesso, leggendo dopo di altri recensori , è come se avesse visto un altro spettacolo con un pubblico diverso. La risposta sta nella premessa. Breve prologo in riferimento allo spettacolo “Un prestigiatore molto mago” di Lina Maria Ugolini con la regia di Gianni Salvo e l’interpretazione di Vittorio Bonaccorso e Federica Bisegna nonché le musiche di Pietro Cavalieri, scene e costumi di Oriana Sessa su progetto scenico dello stesso Bonaccorso in scena al Piccolo Teatro di Catania.


Un testo che sta fra la pièce e la fiaba e narra le imprese di Attilio Armando e della sua assistente Veronica Vanessa e si prefigge l’arduo compito di far ridere attraverso una comicità basata su agili peripezie lessicali complice un efficace linguaggio musicale, dei costumi e delle scene appropriate e una regia efficace nel dettare i tempi di questo divertisseman. Ma Attilio Armando pur sorretto da tante premesse magiche risulterà poco mago e la sua assistente più verosimile cercando di ribellarsi alle prestidigitazioni a cui è sottoposta dal mago che ridicolizzano la sua femminilità e la sottopongono a paradossali mutamenti, riesce ad affermare che è una donna e a sorprendere il maschilismo del cosiddetto mago, cioè dell’uomo. Senza scomodare “La grande magia” di Eduardo o il personaggio di Sik-Sik che in un certo senso travisati sono ricordati, pur in una scena che si muove magicamente con paraventi semoventi, una regia intelligente che si è affidata alla fantasia e all’estro degli attori, confortata dalla musica ironica di Pietro Cavalieri, lo spettacolo non sempre ha trascinato gli spettatori forse perché la patatamaipelata che è soggetto e oggetto del testo non è una risorsa comica mentre quella offerta dopo lo spettacolo e già pelata era buona e commestibile. Alla fine applausi di cortesia per premiare tanta fatica ma una certa delusione traspariva dai volti e nei commenti del pubblico.