U principuzzu nicu
di Carmelo La Carrubba

 


Rispecchiando fedelmente il percorso narrativo di Antoine Saint-Exupèry de “Il piccolo principe” la riscrittura di Giovanni Calcagno in versi siciliani restituisce la dovuta grandezza al capolavoro del francese.
Nella trasposizione dal libro alla scena Giovanni Calcagno autore, attore e regista dello spettacolo “U principuzzu nicu” in scena al Teatro Musco per lo Stabile di Catania dal 25 al 27 marzo 2016, ha lavorato sulla semplicità – come nella tradizione del teatro popolare – nel senso di creare uno spettacolo senza orpelli, con una scenografia essenziale ed allusiva, diretta ad un pubblico di bambini ma anche di adulti che bambini lo sono stati.
Si sa che la vicenda narrata è autobiografica in quanto Saint-Exupery era un aviatore, aveva avuto un incidente ed era riuscito a riparare il suo aereo e ritornare salvo in patria. Nella storia che narra ripercorre il suo percorso interiore nel suo rapporto col bambino dai capelli d’oro e lo fa attraverso la semplicità e la ricchezza della metafora per fortificare il carattere del bambino.
Il risvolto che ne ricava è la finalità pedagogica che deriva dalla esemplarità del comportamento del pilota ben inteso dal ragazzo.
La regia di Calcagno costruisce il racconto scenico come rievocazione onirica che scivola nella favola aderendo alla semplicità e alla musicalità del testo in siciliano che rende greve e inconfondibile la sostanza del discorso. E la storia dell’aviatore che ha avuto l’incidente e del ragazzo si sviluppa in maniera semplice ma ricca di significati.
Tre personaggi sono in scena e Calcagno interpreta più ruoli : gli altri due sono Salvatore Ragusa (sue le scenografie assieme a Ignazio Vitali) e Luca Maceri (autore delle musiche).
Sulla scena fatta di blocchi che alla fine diventano un aeroplano si sviluppa – come in un gioco di ragazzi – l’intera vicenda che va avanti per similitudini e metafore come quella della rosa in cui si dice “E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la rosa così preziosa”. Una scelta da non dimenticare. In fondo ognuno è responsabile della propria rosa e della riuscita della sua crescita.
Nel mentre i protagonisti riparano l’aereo per poter ripartire diventando eroi esemplari per altri bambini e perché no?! Per altri adulti.
Un atto unico che scorre veloce calamitando l’attenzione degli spettatori che attenti fino alla fine dello spettacolo hanno a lungo applaudito a rappresentazione conclusa.