Psicosi delle 4.48
di Carmelo La Carrubba

 


Sicuramente l’animo di una persona depressa e psicotica è nero come la pece o come quel buio che ha creato la regia in palcoscenico ed in sala per sottolineare la cupa disperazione che quella malattia procura nei suoi ammalati. “Psicosi delle 4.48 è lo spettacolo in scena al Piccolo Teatro di Catania del testo autobiografico di Sarah Kane che narrò in maniera spietata la sua malattia che ebbe – come si sa – un epilogo amaro e definitivo. Interpretato da Micaela Esdra in modo eccellente ha espresso la drammaturgia del testo in maniera coinvolgente una regia dalle tinte fosche ma dalle idee chiare nel seguire lo sviluppo di quella lunga confessione.


Il nucleo del dramma è nelle parole che la scrittrice raccontò ad un gruppo di studenti in cui definiva la “depressione psicotica”: cioè è quello che succede nell’animo di una persona o (è meglio dire nella mente di una persona) che ha annullato il confine fra immaginazione e realtà fino a “non riuscire a percepire la differenza fra la vita sognata e quella da svegli. Non si sa più dove finisce l’individuo e dove comincia il mondo”.


In una scena spoglia dominata da un letto in un’atmosfera claustrofobica si svolge il dramma di quest’anima che si dibatte nel suo delirio di donna abbandonata che ha bisogno di affetto, di amore e lo sdegno, la rabbia verso chi ha tradito quest’amore che, alla fine, non sappiamo se sia stato mai reale. Il linguaggio della protagonista è forte nel bollare i suoi nemici o quelli che non l’aiutano, fino alla bestemmia e al turpiloquio ma è tale la sofferenza – non attenuata dai farmaci – che il viaggio di questo dramma diventa un calvario dove non si intravede uno spiraglio di luce tanto sognato dalla protagonista.


Interpretare un tale personaggio ed esprimere i vari stati d’animo come tappe di un cammino è stato possibile ad un’attrice matura e sensibile e che ha la vocazione ad interpretare personaggi e situazioni al limite delle loro possibilità psicologiche quando addirittura – come nel nostro caso – non siano esasperate dalla malattia psichica.
Il lungo monologo della protagonista termina nel letto con un lenzuolo bianco che la copre come un qualsiasi cadavere che ha subito un incidente mortale.


Il pubblico ha seguito in un silenzio totale lo svolgersi della vicenda fino a sciogliersi in un lungo applauso che ha compensato la fatica e la bravura dell’attrice.