Quattro storie buffe
di Carmelo La Carrubba

 

L’uomo visto nei suoi vari aspetti attraverso quattro buffe storie sia di Pirandello (“Cecè” – “La patente”) sia di Cecov (“Fa male il fumo” – “Domanda di matrimonio”) è il contenuto ora ironico ora paradossale di un umorismo amaro ed è la sostanza dello spettacolo “Quattro storie buffe” di Glauco Mauri, sua la regia, e di Roberto Sturno in scena all’ABC di Catania l’1 il 2 e il 3 aprile 2016 per il cartellone del Teatro Vitaliano Brancati.
Uno spettacolo in cui la comicità nasce dal grottesco delle situazioni di cui è piena la vita dell’uomo e i cui risvolti drammatici spesso si volatilizzano in soluzioni farsesche.
Ne “La patente” il protagonista della storia muovendosi fra apparire ed essere è “costretto” a scegliere la finzione che si risolverà in una vera risorsa per la sua vita. Il dramma di quest’uomo si scioglie nella farsa avvolta da quell’umorismo amaro che fu una delle cifre stilistiche dell’agrigentino. “Cecè” (concepito, scritto e diretto per il teatro nel 1913) di Pirandello è l’espressione di una società frivola e corrotta in cui l’attualità della corruzione politica e la necessità di ingannare e di imbrogliare è diventata norma di vita. Attraverso il cinico comportamento del protagonista si sviluppa una poschade specchio dei tempi la cui rappresentazione ha del comico ma anche quell’amaro che esprime la componente morale dello spettatore.
Con Cecov Mauri affronta e da vita scenica alla leggerezza che è tipica dei racconti cecoviani in cui la confessione del protagonista di “Fa male il tabacco” di essere un fallito attraverso il racconto di una vita inutile e meschina procede attraverso situazioni grottesche che dal drammatico tendono al comico e sono toccate da un’aurea poetica. Altra occasione la offre Cecov con “Proposta di matrimonio” un vero capolavoro di comicità in cui l’umorismo nasce dalla ripetitività delle situazioni e dalla ottusa caparbietà dei protagonisti che incontratisi per unirsi finiscono ininterrottamente per scontrarsi per motivi futili e meschini.
Il linguaggio scenico di Mauri regista scorre leggero ed incalzante così come vuole la comicità della situazione ma è la corposità dei protagonisti interpretati in maniera straordinaria ora da Mauri (un vero capolavoro recitativo è il suo “Fa male il tabacco”) ora da Sturno che da quell’attore completo che è ci dà un saggio del suo talento comico.
Il pubblico ha riso ed ha applaudito durante l’arco dello spettacolo i due grandi attori che anche fuori dal repertorio classico antico (ricordo “Puntila ed il suo servo Matti” di Brecht) sono capaci di intrattenerci anche perché sia Pirandello che Cecov posseggono una moderna classicità che solo gli attori di razza sono capaci di interpretare. Comunque il prossimo spettacolo sarà “Edipo re” con la regia di Andrea Baracco ed “Edipo a Colono” con la regia di Glauco Mauri.
Le scene semplici e funzionali sono di Giuliano Spinelli, i costumi di Liliana Sotira mentre le musiche soffuse di ironia sono di Germano Mazzucchetti
Completano il cast un gruppo di promettenti attori da Mauro Mandolini, Laura Garofoli, Amedeo Marranca, Lorenzo Lazzaroni, Paolo Benvenuto Vezzoso.