Quello che prende gli schiaffi
di Carmelo La Carrubba

 

 

Dopo Roma Torino: “Da Krapp a Senza parole” a “Quello che prende gli schiaffi” spettacolo che ho rivisto con grande interesse perché mi ha fatto rivivere momenti intensi sul piano emotivo e la condivisione di uno spettacolo per come è narrato e interpretato.
Il testo – come si sa – è di Andreev, autore russo, ma è stato liberamente adattato alla scena da Glauco Mauri che ne cura la regia, creandone una favola: un uomo di cultura, il protagonista, umiliato dall’arroganza del potere ne fugge. Egli diventa un clown e racconta la sua storia al pubblico da pagliaccio. Lo interpreta con candore e sincero convincimento Roberto Sturno creando un personaggio di moderna attualità. Anche se la drammaticità della sua vicenda assume i toni e i ritmi della farsa perché la nuova dimensione del circo deve creare non il pianto ma la risata.
Sicuramente è una risata amara perché non nasce dall’allegria ma dalla sofferenza: una metafora sulla vita di chi vuole fuggire dalla realtà in cui dominano l’egoismo, l’indifferenza, il denaro che può comprare i sentimenti. Quello che prende gli schiaffi, per salvare i sentimenti si rifugia nel teatro e la sua favola amara racconta di una tragedia che coinvolge la sua vita.
Roberto Sturno e Glauco Mauri raccontano con toni ora tragici ora comici questa vicenda in maniera straordinaria per l’apparente naturalezza con cui rendono credibili i personaggi da loro interpretati: in questa girandola di emozioni è stato coinvolto il pubblico del Teatro Casigliano di Torino restaurato al meglio e reso Stabile della città: nel cast sono presenti tanti bravi attori da Barbara Begala a Lucia Nicolini; Marco Manfredi, Stefano Sartore, Leonardo Aloi, Roberto Palermo, Marco Bianchi, Marco Mandolini, Paolo Benvenuto Vezzoso.
Belle e funzionali le scene di Mauro Carosi, i coloratissimi costumi di Odette Nicoletti nonché le musiche di Germano Mazzocchetti che tanta importanza hanno negli snodi scenici di questo felicissimo spettacolo.
Pubblico plaudente e “riconciliato col teatro” (Testuali parole di una spettatrice).