Il re di New York
di Carmelo La Carrubba



Biagio Izzo L’avevo notato in una trasmissione televisiva del sabato sera condotta dalla Carlucci in cui ballava in coppia e cercava – riuscendoci – di essere simpatico per conquistare il consenso del pubblico che l’avrebbe portato a resistere sul video fra i protagonisti. Adesso l’ho rivisto protagonista dello spettacolo “Il re di New York” in scena al Teatro Brancaccio di Roma, la sera del penultimo venerdì di novembre in cui, fra il pubblico, era presente Vincenzo Salemme, un comico di razza che di comicità se ne intende, che sa creare e ri-creare la comicità attraverso una scrittura scenica semplice ma esilarante. Anche Biagio Izzo, andando a scuola di Teatro in quel caleidoscopio che è Napoli in cui la battuta e la situazione comica vivono e si dissolvono nella quotidianità e che ha avuto e ha i più geniali comici del teatro nazionale è diventato un comico di quelli che sanno fare ridere gli altri, capace di creare un personaggio quale è di colui che è inadeguato al ruolo che la situazione gli pone attraverso tutta una serie di macchiette, di gag, di situazioni che gli danno la possibilità di fare esplodere nella risata anche la nota più seria o di trasformare la drammaticità di un personaggio nella comicità del ridicolo.

 

E non è fatica da poco, a parte l’abilità e il talento, tenere su uno spettacolo per ben due ore dove si ride ininterrottamente di una storia costruita su un copione liso quale è quello del fortunato parente che riceve una eredità dallo zio d’America per cui il nostro non eroe parte con la sorella per acquisire l’eredità. Sembra che questo comico i tempi che fanno deflagare la risata li abbia – come si suole dire – nel sangue cioè nella tempestività della battuta, nel linguaggio deformante, nell’atteggiamento grottesco, nel rapporto con gli altri che diventano “spalle” per consentirgli la battuta, nella fisicità del ruolo e nella creazione di un personaggio che di per sé è comico perché inadeguato e quindi tutto quello che fa è ridicolo. In questo gioco scenico di scontri e rimandi dove la musica ha un ruolo importante nel sottolineare il clou della situazione emergono la sorella (non so il nome perché le locandine mancavano al momento) dalla comicità ora contenuta ora straripante, la pupa del capo Antonella Elia e tutti gli altri che, ognuno nel proprio ruolo, hanno offerto una prestazione ottimale. Pubblico entusiasta e divertito che ha applaudito questa storia incredibile ed inverosimile interpretata da un comico verace.