Incursione nel mondo giovanile
 con "Regalati un sorriso"

 

"Regalati un sorriso" è il testo inedito e frizzante di Salvo Sottile, dedicato al mondo dei giovani e che parla soprattutto il loro linguaggio. Il nuovo lavoro di Salvo Sottile, una commedia comica in due atti, è andato in scena al Piccolo Teatro di Catania, proposto dall’associazione culturale "Protagonisti dell’arte".

Salvo Sottile, attore, autore e regista nativo di Milano, ma da tempo trasferitosi a Catania, si fa apprezzare, oltre che per le sue doti attorali, anche per i suoi testi, sempre eleganti e di contenuto, che non trascendono mai nel volgare o nella abusata satira politica. La pièce, diretta dallo stesso Sottile con mano esperta, prende in esame il vecchio triangolo lui, lei e l’altra, proponendo situazioni ad alta tensione comica, continui equivoci che vedono intrecciarsi in scena le vite amorose di due ventenni e di due quarantenni, legati da un rapporto di parentela.

Protagonista della vicenda lo studente Felice, innamorato della coetanea Angela ma contemporaneamente legato alla quarantenne mangia uomini Floriana che, a sua volta, ha una storia con il professore quarantenne Gedeone. In realtà Floriana e Angela, sono madre e figlia e Gedeone e Felice sono zio e nipote ed infatti, proprio da qui nascono gli equivoci e le risate. Lo spettacolo affronta con garbo le tematiche dei rapporti tra coetanei, sempre insicuri e burrascosi e quelli con le generazioni dei quarantenni, ma soprattutto parla il linguaggio frizzante dei giovani d’oggi, avvalendosi anche delle gradevoli musiche di Paolo Conte. 

Tra gli interpreti Eduardo Saitta è lo studente Felice, Sabina Rossi è l’indecisa coetanea Angela, Salvo Sottile è il simpatico zio Gedeone mentre Emanuela Rigatuso è l’assatanata quarantenne Floriana. Le scene ed i costumi sono di Roberta Teresi.

"Con Regalati un sorriso - spiega l’autore Salvo Sottile - ho voluto dare un messaggio di svecchiamento del teatro, cercando di indirizzarmi proprio a quei giovani che stanno allontanandosi dal teatro che non parla più il loro linguaggio, non racconta le loro problematiche, le loro aspirazioni. E’ un lavoro che nei dialoghi, nelle musiche, nei comportamenti, racconta ciò che ci circonda a livello giovanile e sociale e che si conclude con un finale a sorpresa, soprattutto con una vena di ottimismo verso il futuro".

 

 

Maurizio Giordano