Il sindaco del rione Sanità
di Carmelo La Carrubba



A Napoli, purtroppo, non è ancora passata “ ‘a nuttata” perché l’attualità di questo testo di Eduardo De Filippo “Il sindaco del Rione Sanità” testimonia che con un camorrista al comando del rione si è lontani dal vedere l’alba della speranza che si potrebbe riassumere – parafrasando la vecchia battuta – “ Ha dà passà ‘a camorra” come la monnezza in città e nella regione sta a dimostrare.

Eduardo nelle sue commedie ha sempre privilegiato rappresentare personaggi negativi esprimendo così il suo pessimismo nei confronti della città e ha amato il personaggio di Antonio Barracano ( “un giusto che perpetua l’ingiustizia” – un vero ossimoro vivente), per la sua complessità. E ricordando ancora quello che diceva Gennaro Jovine in “Napoli milionaria” rivolto a quelli che credevano di aver risolto tutto e di potersi godere la libertà “…la guerra è finita, è finito tutto” “No, voi vi sbagliate…la guerra non è finita. Non è finito niente.” In quest’ottica che suona come un monito alla città di Napoli, pur nel suo pessimismo, è possibile ritrovare una chiave di lettura per questo testo che si presta ad equivoci ed ambiguità. Ebbene – possiamo affermare – alla fine del lungo spettacolo che l’interlocutore di Antonio Barracano – il medico e suo consigliore Fabio Della Ragione (nome importante e simbolico) che voleva affrancarsi, dopo trent’anni di “segregazione”, lasciando lo spettatore interdetto che forse si aspettava un’altra soluzione, in quanto non solo non parte ma diventa il nuovo sindaco del Rione Sanità. Egli con l’uccisione di Arturo Santaniello (che a sua volta con una coltellata alla milza aveva chiuso la carriera di Barracano) decreta che l’unico modo per risolvere i contrasti è l’eliminazione dell’avversario ( eppure – per imprimere una svolta epocale alla vicenda – bastava consegnarlo ai carabinieri ). Infine un’ultima considerazione sulla struttura del testo: Eduardo ha scritto notevoli atti unici, a volte magistrali, ma per le esigenze degli spettacoli dell’epoca (stesura in tre atti) ha dovuto allungarli, adattarli ai tre atti per cui dopo primi atti freschi e piacevolmente descrittivi (esempio la scena della vestizione) le cose si complicano nel secondo atto quando scava nel personaggio acuendo il contrasto fra la coerenza dell’uomo che arriva fino al sacrificio di sé e quella che è la cultura del camorrista nei rapporti pubblici con gli altri in cui egli dispensa giustizia, la sua giustizia diversa dalla Giustizia ufficiale; infine il terzo atto è quasi sempre “appiccicaticcio” in quanto l’Autore non sa risolvere o meglio orientare le contraddizioni del suo personaggio a cui toglie le sue buone ragioni ma che però, altra negligenza, lascia che il male germe della camorra attecchisca in colui il quale (Fabio Della Ragione, il medico) avrebbe potuto distaccarsene. E, invece, si passa al secondo livello con personaggi dai colletti bianchi.


Abbiamo parlato dello spettacolo “Il sindaco del Rione Sanità” (1960) di Eduardo De Filippo in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile etneo, protagonista e regista Carlo Giuffrè che l’ha interpretato e diretto magistralmente. La bravura di Carlo Giuffrè è sulla scia di Eduardo ma in maniera più leggera in cui il tocco e la battuta breve sono efficaci per la loro stringatezza. Inoltre Giuffrè ha una sua pacatezza nell’affrontare il personaggio e lo interpreta con grande equilibrio e con pochi mezzi riducendo tutto all’osso non perdendone l’efficacia della rappresentazione. Se anche i lunghi monologhi del testo fossero sfoltiti e lo spettacolo potesse rientrare nell’ambito dei due tempi secondo le esigenze dei nostri giorni non avrebbe che da guadagnarci anche la struttura e di conseguenza lo spettacolo. Questo dramma si regge su un cast affiatato e di ottimi o promettenti attori da Piero Pepe, Aldo De Martino, Roberta Mistione, Arturo Liquori e i givani Giorgia Sinicorni, Monica Maiorino, Gennaro De Biase, Massimo Macello e così gli altri che ci hanno dato uno spettacolo indiscutibilmente interessante. Applausi durante e alla fine dello spettacolo.