Rivedere "Pipino il breve"
di Carmelo La Carrubba


Rivedere uno spettacolo è sempre una emozione perché è sempre come vedere un nuovo spettacolo ma quando si tratta di assistere ad un capolavoro che da più di quarantenni calca le scene di tutti i teatri del mondo allora diventa una grande emozione. “Pipino Il Breve” è lo spettacolo in questione, un vero successo di critica e di pubblico che nell’ultima sera di repliche sulle tavole del palcoscenico del Teatro Ambasciatori, gremito di folla, per lo Stabile di Catania veniva ri-preso dalla RAI TV per essere mandato in onda sul 2° canale per la rubrica di teatro “Palcoscenico”.


Il successo di uno spettacolo – è notorio – non nasce dal nulla ma da una realtà e civiltà teatrale che si è irrobustita in cinquantanni di vita e che, fra alti e bassi, è riuscita sempre a mantenere livelli alti negli spettacoli grazie alla qualità e professionalità degli artisti, dei tecnici, degli amministratori e fra questi il presidente Buttafuoco e il D.A. e regista Giuseppe Dipasquale che nel rispetto di una tradizione l’hanno riproposto nella impostazione registica di Giuseppe Di Martino rendendo più fluidi e smaglianti i tempi scenici dello spettacolo. Esso nelle innumerevoli tournèe ha sempre mantenuto, nel tempo, alta la qualità fino a diventare simbolo di un teatro così come “Arlecchino servo di due padroni” di Goldoni per la regia di Strelher lo è diventato per il Piccolo Teatro di Milano. Un percorso analogo per spettacoli editi da due Stabili che hanno collaborato durante la loro lunga attività.


E da una analisi ancora più attenta – come quella esercitata da Giuseppe Dipasquale – sul foglio di sala, emerge la ricostruzione e la genesi dello spettacolo e di uno Stabile che aveva in Mario Giusti il suo direttore fiero di avere inventato – assieme ad altri – un genere quale la commedia musicale partendo dal folclore siciliano attraverso una favola medievale che visse nelle tradizioni isolane, nella cavalleria, nel teatro dei Pupi e nelle sponde dei carretti siciliani e soprattutto nella musica di Tony Cucchiara che felicemente fece rivivere sulla scena suoni e motivi di una terra che era anche l’espressione di un amore.


Ma il successo è decretato oggi, come ieri, dagli attori che sono stati fra gli artefici di un risultato incredibile: e in perfetta forma troviamo Tuccio Mussumeci, Pippo Patavina e Anna Malvica che costituiscono di questo musicol la parte parlata ed è come se – per uno spettatore che ha seguito lo spettacolo per l’arco della sua attuale esistenza – mi si passi il paragone – avesse assaggiato lo stesso vino da quand’era novello a quando maturò e ora che ha assunto le caratteristiche di uno Chatheau.
Di fronte a questo nucleo storico che è ancora presente si sono alternati, recentemente, anche altri artisti fra cui Mimmo Mignemi e Angelo Tosto mentre nei ruoli secondari l’alternanza è diventata la regola. Così come per la componente musicale del racconto scenico dai Laudari oggi c’è Pippo Russo sempre nel far vivere i suoni di Sicilia. Infine se Cucchiara che ha scritto musica e testo ha dei meriti innegabili non dimentichiamo l’apporto di Renzo Barbera.
Ultima nota: l’entusiasmo del pubblico di fronte alla comicità istintiva di Musumeci o quella elaborata di Pattavina o della Malvica nonché di Angelo Tosto e della folla di bravi attori formatisi alla scuola dello Stabile conferma l’attualità di un successo a cui auguriamo lunga vita.