Il Rosario
di Carmelo La Carrubba



Lo spettacolo d’inaugurazione della stagione teatrale 2007/2008 allo Stabile di Catania nasce dalla sintesi tematica di due atti unici: “Il Rosario” (1899) di Federico De Roberto e “L’altro figlio” (1923) di Luigi Pirandello, nel solco di una consolidata tradizione letteraria nostrana, che è italiana e europea. Interprete unica delle due possenti figure di madri è la grande attrice Ida Carrara, al rientro nel “suo” teatro, che ha saputo esprimere artisticamente il dolore di una madre causato dall’assenza e dalla violenza della maternità.

Queste due facce dello stesso medaglione - i due ritratti di donne - sono quelli di Maragrazia, alla quale all’epoca di Garibaldi fu ucciso barbaramente il marito e il bandito che la stuprò la tenne legata per tre mesi; mentre le si avvicinava, lei lo mordeva per allontanarlo e avrebbe preferito “strapparsi le viscere” pur di non partorire il frutto di quella violenza. A Maragrazia nacque un figlio buono e laborioso, da lei mai accettato perché frutto di quell’orrore, mentre rimase alla ricerca dei due figli maggiori che l’avevano abbandonata; e della baronessa Antonia di Sommatino, spietata figura di madre inflessibile verso la figlia considerata “snaturata” perché – contraddicendo la famiglia – aveva sposato l’uomo che amava. Per cui Antonia si allontanava dalla figlia, la uccide in vita e –come se fosse morta – la piange vestita di lutto.

Quelli che sembrano fatti di ieri appartengono all’attualità della cronaca quotidiana e purtroppo sono di sconvolgente attualità. In questa tragedia dell’assenza di Maragrazia e Antonia di Sommatino, nella metafora del racconto scenico diventano simbolo del dolore, diventano le madri non di un figlio ma di un tormento incolmabile.
Il racconto scenico si snoda drammaturgicamente fuori degli schemi naturalistici e l’epicità della storia è dovuta ai fatti narrati in maniera asciutta e rigorosa. Ida Carrara ha uno sguardo curioso e vivacissimo e alla maturità del suo lavoro aggiunge la freschezza di approccio al personaggio in maniera sorprendente. Tant’è che nei panni di Maragrazia ne interpreta l’ingenuità e la follia quando il personaggio persiste nel negare l’abbandono dei figli maggiori o quando nega di riconoscere il figlio frutto della violenza. In sintonia con di pasquale che l’ha diretta in “Ecuba o della guerra” e “La signora Leuca” di Pirandello, Ida Carrara ha costruito le diversità di caratteri di queste due donne; queste due madri, sventurate, che per motivi diversi sono colpite da un dolore profondo e l’attrice ne interpreta –in maniera ineguagliabile – lo stazio, la vergogna nella popolana mentre della nobildonna, in maniera decisa e implacabile, freddamente ne interpreta l’orgoglio di casta di un’educazione inflessibile e inumana.

Questa attrice che sa imprimere le giuste accelerazioni al personaggio, che sa rendere in maniera netta i caratteri diversi dei due personaggi con la parola e la precisione del gesto sa anche ricorre a significative pause ed a eloquenti silenzi, consegnandoci una di quelle figure tipiche di madri mediterranee che –nel bene e nel male – ci hanno ora amato ora soffocato.

Il tema e la rappresentazione del “Rosario” è di altissimo valore metaforico perché, oltre a sottolineare le cadenze del dramma ne ripercorre le intrinseche contraddizioni costituendo un racconto nel racconto, un contrappunto con la storia rappresentata e quella che narrata non viene rappresentata (la morte del genero, la perdita della figlia).
In questo rito del Rosario, in questa necessità di ripercorrere il racconto, di sottolineare i contenuti, c’è la sofferenza del ripensamento e il rapporto con i celebranti assume aspetti grotteschi fino all’irriverenza.
Scenografia funzionale di Roberto Laganà Manoli, come le luci di Franco Buzzanca, come le musiche di Massimiliano Pace, come i costumi di Elena Mannini. Il cast degli attori è stato ben diretto e affiatato, in cui è da sottolineare l’ottima prova di Marcello Perracchio e Angelo Tosto, nonché di Debora Bernardi, Vitalba Andra e Filippo Brazzaventre a cui associamo Alessandra Palladino, Matilde Piana, Francesco Sciacca, Concita Vasquez, Manuela Ventura e la piccola Giorgia Torrisi.


Spettacolo rigoroso e coinvolgente che è stato a lungo applaudito sottolineando il ritorno di Ida Carrara nel “suo” teatro.