Sabbie mobili
di Carmelo La Carrubba

 


Una strepitosa Guia Jelo nei panni della sfortunata attrice catanese Daniela Rocca ha affascinato gli spettatori dello spettacolo “Sabbie mobili” di Domenico Trischitta regia di Massimiliano Perrotta in scena al Teatro Musco per lo Stabile di Catania dal 15 al 21 aprile 2016.
Il titolo dello spettacolo nasce da una scena del film “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi in cui Mastroianni nei panni del barone Cefalù sogna di uccidere la moglie Rosalia – interpretata da Daniela Rocca – e immagina di vederla sprofondare nelle sabbie mobili. Questo tema delle “sabbie mobili” investe metaforicamente e allude al baratro che risucchia una personalità debole, fragile come quella della Rocca o come in tempi più recenti richiama alla mente la vicenda e la fine di Laura Antonelli.


Nel disegno narrativo di Domenico Trischitta c’è presente – analizzando la complessità esistenziale del vivere – quanto di effimero c’è nella vita di un artista e quanto crudele possa diventare la deriva del successo quando non è più sostenuto non solo dal pubblico ma da una personalità coracea quale non fu quella della Rocca che finì la propria carriera prima e la vita dopo in una casa di cura in un paese dell’Etna risucchiata dalle sabbie mobili della malattia mentale.
In Daniela Rocca la delusione amorosa che subì nel rapporto con Pietro Germi divenne causa scatenante di una malattia che una figura bella e statuaria, una vitalità giovanile, non lasciavano prevedere sebbene gli eccessi emotivi del carattere di Daniela già ne confermavano le premesse.


A dare vita a questo complesso emotivo attraverso il delirio della malattia è stata chiamata Guia Jelo che inizialmente sulla scena “racconta” la vita della Rocca, la sua infanzia e gioventù con l’amica del cuore in una Catania stupenda fra l’azzurro del mare e la maestosità del vulcano ma è nel finale del suo racconto scenico che Ella ne interpreta il sofferto delirio che la malattia le impone e lo fa con straordinaria intensità raggiungendo un fascino interpretativo notevole che trascina lo spettatore facendolo “partecipare” al dramma di un’anima che dopo il successo sia artistico che amoroso rovina nel “risucchio” delle “sabbie mobili”.
Lo spettacolo impostato e controllato dalla attenta e misurata regia di Massimiliano Perrotta si svolge per quadri e con un ritmo quasi cinematografico in cui i quadri si alternano come le sequenze di un film fra un gioco di luci e ombre che simulano le dissolvenze. Ma è solo questione di tempi scenici in cui il dramma di Pietro e Daniela ha modo di svilupparsi.
Essenziali ed allusive le scene di Giovanna Giorgianni così i costumi di Rosy Bellomia. Matteo Musumeci ha messo il dramma in musica accompagnando splendidamente i protagonisti fino alla loro fine. Molto importanti le luci di Franco Buzzanca.

Un cast ben funzionante con un ottimo Fulvio D’Angelo nei panni di Pietro Germi. Maria Pia – l’amica – è Raniela Ragonese mentre da giovane ha le sembianze di Lorenza Denaro. Infine Roberta Andronico è Daniela Rocca giovane.
Attrici tutte belle e promettenti che hanno fatto “rivivere” la procacità e la bellezza statuaria ben apprezzata nella seconda metà del secolo scorso.
Pubblico attento, affascinato e partecipe ha applaudito sentitamente per più e più volte alla fine della rappresentazione.