A Santa Lucia
di Carmelo La Carrubba

 

 

Raffaele Viviani (Castellammare di Stabia 1888-Napoli 1950) ha rappresentato la Napoli dei vicoli creando e ricreando numerose macchiette ispirate al mondo umile del sottoproletariato, non prive di una vena introspettiva a cui unisce il so talento musicale e il virtuosismo nel suonare diversi strumenti. Inoltre questo microcosmo vive sulla scena nei modi del realismo e vuole un attore – secondo Viviani – che dev’essere umano e vero nell’espressione dei sentimenti. Una poetica la sua che ha il suo nucleo nella umanità sofferente che lotta per la sopravvivenza, cercando di mantenere integra la sua onestà. Un compito ingrato nei confronti nei confronti di signorotti corrotti, giocatori e drogati in cui cocottes e prostitute rappresentano le loro abituali compagne. La morale . molto semplice , che se ne ricava è quella che il mondo dei poveri è sano e tende ad non immischiarsi ad altri mentre quello dei signori e delle cocottes incarna la corruzione, il vizio.
“A Santa Lucia” versi prosa e musica di Raffaele Viviani per la regia e l’interpretazione di Geppy Gleeijeses, lo spettacolo in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile catanese è la rappresentazione di quanto sopradetto attraverso tutta una serie di personaggi che tali non sono perché delle macchiette che però per la loro “brevità” sono capaci di rendere tipica una figura o un personaggio.
Anche perché questo teatro nasce dall’avanspettacolo e pur essendo stato accostato a quello epico di Brecht, in verità, al di là di alcuni aspetti formali, non ha nulla da spartire con l’autore tedesco e la sua ideologia, tranne una particolare affinità per i caratteri popolari che fanno parte del tessuto della sua città. Tant’è che anche nella rappresentazione drammaturgica degli avvenimenti – al contrario di Brecht - Viviani e ancor più Gleeijeses svicola dai toni aspri alle note lente, struggenti del lirismo come avviene in tutta la seconda parte dello spettacolo in cui il capriccio della prostituta che può diventare amore non si può fondere con quello del barcaiolo che viene “salvato” dalla sorella, dal suocero e dalla fidanzata dal cadere nel vizio.
Al di là della musica che col violino vuole toccare note profonde dell’animo umano, il suo contenuto rivela l’andazzo della più prosaica sceneggiata.
Nella visione pessimistica di Viviani verso la vita c’è qualcosa di crudele: ed è verso la Sorte che agisce pesantemente verso gli umili (a cui appartiene l’autore stesso): questo che poteva essere l’humus del dramma o l’evoluzione verso altri sviluppi è rimasto nelle pieghe di un teatro verista ormai demodé.
E’ rimasto uno spettacolo – quello di Gleeiyeses – con buoni attori ( Marianella Bargilli, Daniele Russo, Gigi De Luca, Gina Perna, Angela Di Matteo e tutti gli altri del numeroso cast) che sanno cantare e recitare in una scena patinata dove l’acqua del proscenio rappresenta il realismo della rappresentazione, in cui il popolo minuto resta incontaminato di fronte a tanta corruzione. Una favola bella che nei tempi scenici dello spettacolo si è mossa spesso con lentezza mentre avrebbe dovuto ricalcare i tempi rapidi dell’avanspettacolo da cui queste macchiette sono nate e sono diventate immortali.
Poco pubblico, poco entusiasmo, applausi di rito.