Scandalo
di Carmelo La Carrubba

 


In questo testo di Arthur Schinitzler “Das Vermachtnis” (1898) “Scandalo” L’autore austriaco mostra, in maniera spietata ma con lucida leggerezza il pensiero dominante di una classe, quella borghese, della buona società viennese. Lo spettacolo “Scandalo “ è in scena dal 23 al 28 febbraio 2016 al Teatro Verga per lo Stabile di Catania con la regia di Franco Però ed è, in sostanza, una critica al perbenismo, all’ipocrisia di una famiglia che vive con regole tribali la fine dell’ottocento ma che non cesseranno con la fine di quel secolo in quanto i riflessi sull’attualità risultano involontariamente veri e inquietanti.
Da una banale caduta da cavallo che si rivelerà mortale nasce la vicenda del giovane che, prima di morire, lascia un testamento orale ai suoi genitori che si prendano in eredità la sua amante e il bambino con cui viveva segretamente e si fa promettere da loro che queste persone saranno accolte una volta avvenuta la sua dipartita. L’autore insiste sul significato morale e sulla componente etica nei comportamenti che i membri di questa famiglia terranno nei confronti del lascito del loro congiunto e sviluppa e dipana la storia attraverso tre momenti decisivi che sono la morte del figlio Hugo, la fine del nipote, il suicidio dell’amante del figlio. Tre momenti che rappresentano tre colpi di teatro nel tessuto narrativo del linguaggio scenico e che determineranno – facendoli esplodere – i caratteri dei protagonisti in cui l’ipocrisia e il retaggio tribale verso il diverso avranno modo di manifestarsi in tutto il loro spietato cinismo.
Il padre Adolf, professore e deputato,è il depositario della mentalità conservatrice che dispone categoricamente di allontanare la donna dalla famiglia una volta che è morto il nipote. Non ci può essere posto per una estranea in quella famiglia. E con coerenza è il personaggio interpretato da Franco Castellano con efficacia. Ester Galeazzi è Betty, la moglie, nata Winter la cui ribellione si spegne presto di fronte alla determinazione del marito. Filippo è Hugo, il figlio. Lara Komer, Franziska, è la figlia che si batte per accogliere definitivamente la donna del fratello non riuscendoci. Lulu è l’altro figlio interpretato da Alessio Bernardi. Stefania Rocca è Emma Winter disposta ad accogliere la donna ma per questo scacciata dal cognato. Robusta la sua interpretazione.
E qui si inquadra il personaggio del dottor Ferdinando Schimit interpretato efficacemente da Adriano Braidotti, fidanzato della sorella di Hugo, un opportunista che vuole fare carriera osteggia l’estranea perché vede in lei il ricordo delle sue basse origini e ne vuole l’allontanamento. Infine la remissività della madre determinerà l’allontanamento definitivo della ragazza.
Questa storia trova nella regia di Franco Però un suo lineare svolgimento in cui i protagonisti hanno modo di esprimere il carattere del personaggio in maniera efficace dando al linguaggio scenico una scorrevole leggerezza in cui alla crudeltà della critica sociale e al dramma delle situazioni si oppone una logica – anche se cinica e crudele - di quella che è una mentalità di una classe dominante che decreta col proprio comportamento la fine degli altri estranei a quella società. E’ un monito per quanti tutt’oggi si ostinino a rifiutare i diversi e il giudizio morale verso comportamenti ostili all’attualità è sicuramente negativo.
Spettacolo ben apprezzato dal pubblico che ha applaudito anche durante la rappresentazione ma in maniera particolare alla fine dello spettacolo.