Scupa
di Carmelo La Carrubba



Un interessante modo di raccontare la Sicilia attraverso le carte da gioco è quello che dieci scrittori nostrani si sono proposti di fare e con la complicità del Teatro sono stati rappresentati in uno dei luoghi più suggestivi e belli del Barocco catanese, l’ex Monastero dei Benedettini, che ha offerto i chiostri come palcoscenico per un così intrigante evento voluto da EtnaFest e dalla Facoltà di Lettere e Filosofia.

Lo spettacolo, ideato e progettato da Angelo Scandurra e Guglielmo Ferro e da quest’ultimo realizzato nelle vesti di regista, si articola in un percorso itinerante con parecchie soste e si chiama “Scupa” che nella parlata siciliana manifesta la consapevolezza di un urlo di gioia, perché in questo gioco “fare scupa” significa vincere ( come fare gol in una partita di calcio). Questo singolare spettacolo all’aperto, composto da un cast di dieci scrittori, è una rievocazione poetica di tradizioni popolari che fanno parte integrante del lessico siciliano e attraverso il comico, il grottesco, il drammatico, l’umoristico hanno dato vita ad altrettanto storie gustose, maliziose, pungenti che , a loro volta, sono state interpretate, alcune in maniera magistrale di un gruppo di magnifici attori. I testi, pur nella diversità dello stile degli autori in riferimento alla carta che raccontano hanno quel tanto di affabulatorio e di tipico della cultura siciliana e svelano la possibilità combinatoria del gioco delle carte: ogni carta è un quadro dell’anima del siciliano perché appartengono al suo immaginario e al suo vissuto.

 

E ricordiamo l’esemplare Angelo Musco in “Re di danari”. Questi racconti sono attraversati da un filo di ironia che è – a ben riflettere – l’anima del racconto orale da cui scaturiscono per merito dei “cuntisti”. Guglielmo Ferro per questo spettacolo all’aperto ha creato una nuova drammaturgia accoppiando sapientemente testo e interpreti. Dal “Due di coppe” di Andrea Camilleri interpretato in maniera superba da Aldo Toscano ironico affabulatore di un niente al “Re di spade” di Giuseppe Bonaviri con un raffinato Lino De Motta, al “Tre d’oro” di Angelo Scandurra che ha scatenato un turbinio grottesco e surreale nell’interpretazione di Agostino Zumbo Rosario Minardi e Francesco Attardi al “Due di spade” di Emilio Isgrò con Bruno Torrisi che ha trovato nell’auto-ironia la chiave interpretativa di chi ama il quieto vivere, all’”Asso di bastoni” di Stefano Vilardo con Angelo Tosto nei panni di un mafioso cesellato come un cammeo al “Settebello” di Ottavio Castellani con Davide Giuffrida, un bello che viene richiesto coralmente da sei donne: Marta Blandini, Liliana Lo Furno, Maddalena Longo, Valeria Panepinto, Annamaria Raccuia ed Elena Scivolone che esprimono il loro malizioso ruolo con convincente ardore; al “Re d’oro” di Pietrangelo Buttafuoco, magistralmente interpretato da Pippo Patavina nei regali panni di chi fa volare la fantasia in una favola dal sapore arabo alla “Donna d’oro” di Gabriella Vergari con Mariella Lo Giudice in splendida forma nel ruolo della donna-donna alla “Donna di bastoni” di e con Carmen Consoli che ha cantato con intensa forza melodica fino ai “Cavalieri” di Anonimo interpretato con tanta ironia da Giovanni Rizzati. Continuando questa passerella tutta siciliana incontriamo gli eleganti vestiti di Marella Ferrera che ben si intonano fra le linee barocche del posto e vivono fasciando i corpi di Mariella Lo Giudice e Carmen Consoli. I Laudari hanno col loro stile musicaledato un ulteriore impulso emotivo al clima di suggestiva bellezza che lo spettacolo aveva creato.