Doppia scena per il testo della Seminara
di Carmelo La Carrubba

 

 

Il romanzo “Scusate la polvere” di Elvira Seminara ridotto da Rita Verderame per lo spettacolo eponimo che andrà in scena dal 18 al 23 marzo al Teatro Musco per lo Stabile catanese è stato presentato nel ridotto dello stesso teatro dall’A.S. Caterina Andò presenti il D.A. Giuseppe Dipasquale, il regista Gianpiero Borgia, la costumista Dora Argento e il cast di attrici composto da Loredana Solfiti, Luana Toscano, Giorgia Boscarino, Giada Colonna, Egle Dpria.
A dispetto di quanto avvenuto in parlamento sulle quote rosa qui si presenta un universo femminile rappresentato da sole donne che vengono dirette da un uomo, un giovane regista, curioso amante del mondo femminile che di questo si ripromette svelerà significati e misteri attraverso personaggi che sono e rappresentano le molte facce di questo universo narrato con molta auto-ironia da Elvira Seminara scrittrice giornalista di costume che descrive non solo “Il lato debole” che fu appannaggio della Cederna, in altra epoca, ma, anche,la determinazione di quella che non è mai stata debolezza nella donna ma diversità.
E’ la storia di Coscienza che per comodità di lessico diventa Enza; 44 anni, è colpita da un lutto: il marito muore in un incidente d’auto e accanto a lui c’è anche una donna. La protagonista ha una madre smemorata e tante amiche cercano di aiutarla nella elaborazione del lutto.
I toni sono da commedia i colori hanno i riverberi malinconici del dramma. Una commedia - dice la riduttrice – dove pianto e riso, gioco e smarrimento intrecciano la trama di quel prisma illusorio e sfuggente che è la vita in cui evidenti sono “le emozioni le lacrime la comica insostenibile leggerezza del nostro essere.”
Questa la chiave di lettura di Rita Verderame autrice di teatro, studiosa e docente di letteratura italiana all’università di Catania che passa il testimone al metteur en scene o regista che dir si voglia a cui resta il compito, non indifferente, di mantenere nel linguaggio scenico l’”umorismo sferzante e dissacrante” del testo e la “leggerezza” con cui la protagonista “Coscienza” ne affronta le vicende.
L’andazzo è tragicomico e il linguaggio drammaturgico vira “tra il profondo esistenziale e l’effimero contingente”.
Mentre le attrici presentavano i loro personaggi e il regista “giocava” con loro fra intervento e l’altro pensavo al problema posto delle “riduzioni” che, in fondo, vengono affidate a un autore di teatro cioè ad uno specialista che sta fra il testo e la scena creando un nuovo linguaggio.
Circa trent’anni fa battemmo – pensavo – sul settimanale “Prospettive” un tasto che ora è realtà: quello del rapporto-collaborazione fra Teatro Stabile e Università. Pensando a quanto la crisi stia incidendo sul teatro c’è anche da pensare fra l’altro e non da ora che una delle componenti della crisi sia la mancanza di autori. Oggi riduciamo! Prendiamo da! E mi sovvenne pensare a quando – Elvira Sellerio di fronte all’autore delle didascalie a un libro di foto su una famiglia nobile di Comiso - domandò : Lei ha un romanzo da pubblicare?! E Bufalino rispose: Due!
E allora : oltre a chiedere di ridurre testi perché non chiediamo anche se sono disposti a scrivere per il teatro in maniera originale dando loro la concreta possibilità di mettere in scena i loro lavori. Creiamo le occasioni, i premi! Sappiamo che il testo teatrale – diversamente dal romanzo – non viene letto o utilizzato dalla massa di lettori ( l’editore non lo pubblica) ma potrebbe intercettare tanti spettatori.
Importante mi è sembrato quanto già fatto dal D.A. Dipasquale per la valorizzazione della drammaturgia ma anche della narrativa isolana anche recente ma non si è parlato di autori. Vogliamo farlo? Sono convinto di si! E vorrei fare a Rita Verderame la stessa domanda che la Sellerio fece a Bufalino.