Servo di scena
di Carmelo La Carrubba

 

 

La pièce di Ronald Harwood “Servo di scena” (1980) ha per tema il teatro anzi la sua essenza: ambientata in tempi difficili quali furono gli Anni ’40 della Seconda Guerra Mondiale in una Londra squassata dai bombardamenti tedeschi, documenta come la città – nonostante tutto – continuasse a vivere e a riempire i teatri rappresentando Shakespeare anche come modello di un popolo.
Parliamo del contenuto della commedia “Servo di scena” lo spettacolo in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania che è una formidabile metafora sulla vitalità del teatro, della sua capacità di esistere e di resistere nonché della sua insostituibilità. Un inno al Teatro e alla dignità di un popolo. Quella sera va in scena “Re Lear” e il primattore ha avuto un malore che ipotizza la sospensione dello spettacolo se non fosse che il fedele “servo di scena” Norman non apprestasse amorevoli e infinite cure al primo attore rincuorandolo e dandogli la sicurezza perduta.
Lo aiuta a truccarsi e a vestirsi e lo spettacolo potrà avere inizio per l’ennesima volta e il Sir ottiene, superando sè stesso, uno strepitoso successo. Unica nota stonata nella tragicomica vicenda è che alla base di un successo è che il Sir elogiando gli altri dimentica di nominare il suo salvatore dimostrando una assenza di gratitudine. Anche questo aspetto è sintomatico del teatro e la forza di Norman sta nel suo disinteresse e nella passione che egli porta al suo lavoro che è arte anche se sconosciuta: perché il dresser (qualifica e ruolo che da noi non esiste né dentro né fuori del camerino del protagonista) sa pronunciare al momento giusto le parole importanti con ironia e col sorriso sulle labbra.
A svelare il gioco scenico della vicenda nel rapporto fra i due protagonisti è la scena di Margherita Palli che impostata su due piani: palcoscenico e camerini “dimostra” come la rappresentazione è la summa anche di quello che non si vede e del ruolo svolto – a volte – in maniera determinante anche da persone che non fanno parte della locandina nemmeno nel ruolo di tecnici. Ma questo non nasce da motivi sociologici o sindacali ma per meglio rappresentare il gioco scenico fra due attori che creano un linguaggio drammaturgico dando del teatro l’esatta dimensione della sua consistenza e della sua umana fragilità.
In questo incontro scontro fra servo e padrone cioè di due persone che in quelle circostanze non potendo vivere entrambi senza la presenza dell’altro attestano ancora un altro aspetto del teatro una grande generosità seguita anche da una cinica irriconoscenza – in quanto il servo non riceverà ringraziamenti.
E’ questo servo di scena un gioco su due piani fra il dietro le quinte e l’azione scenica un modo per rivelare senza filtri tutto quello che lo spettatore vuole sapere ssul teatro.
Franco Branciaroli che ha curato la regia nonché il ruolo del padrone, del Sir o se volete dell’attore, sa che un attore è veritiero solo nel ruolo di un attore. E la sua robusta interpretazione è stata ben coadiuvata da Tommaso Cardarelli un giovane che dimostra maturità e padronanza della scena e di mezzi espressivi che caratterizzano la personalità e il ruolo del servo: sa anche essere spalla e protagonista anzi diventa protagonista assoluto di una pièce che è stata scritta per il suo ruolo e per ribadire la forza del teatro e degli attori quando sono tali e Branduardi e il giovane Cardarelli lo sono. Completano il cast in maniera lusinghiera Lisa Galantini, Melania Giglio, Daniele Griggio, Valentina Violo, Giorgio Lanza.
Spettacolo ben gradito dal pubblico che ha applaudito con convinzione.