La signora Morli una e due
di Carmelo La Carrubba


La rivoluzione di Pirandello – che caratterizzò il Novecento letterario rispetto al secolo precedente – fu l’aver messo al centro della sua indagine l’identità individuale con l’analisi dell’io anche nei suoi risvolti patologici (la follia) scoprendo la verità dei nostri atti nonché i contrasti con le regole sociali e le convenzioni umane.
A questo nucleo riflessivo appartiene la commedia (tre atti) “La signora Morli una e due” (1920) andata in scena (ore 21) il 31 gennaio con repliche fino al 17 febbraio al Teatro Brancati con un cast di ottimi attori e la regia di Riccardo Maria Tarci
“La signora Morli una e due” deriva dalle novelle “La morta e la viva” (1909) e “Stefano Gigli uno e due” (1910) e rappresenta di una donna L’affetto per due uomini: l’amante e il marito ponendo alla protagonista un dilemma: può albergare nella stessa persona - sdoppiandosi - fino al punto da farla sentire due persone diverse?
Questo aspetto particolare dell’indagine pirandelliana sulla molteplicità dell’io è la verità della commedia: evidenzia, nello stesso tempo, come tutte le verità praticate oltre le regole (sociali e umane) creano profondi contrasti e nelle relazioni e nella personalità individuale.
Evelina Morli (chiamata “Eva” dal marito e “Lina” dall’amante) interpretato da una straordinaria Maria Rita Sgarlata mostra una totale sincerità umana e una tale credibilità artistica da renderla ingombrante agli occhi ipocriti di una società con la maschera del perbenismo.
Lo spettacolo (in tre atti per 120 minuti circa)si svolge in interni borghesi di famiglie benestanti che sottolineano con le scene di Susanna Messina, i costumi delle sorelle Rinaldi e le luci di Sergio Noè che ne creano non solo le situazioni ma anche gli stati d’animo dei protagonisti : cupi quelli con l’amante ariosi e sorridenti col marito ; anche se – come vedremo – il tema principale è l’amore materno che “risolve” il contrasto e orienta la decisione finale della protagonista.
Il regista Riccardo Maria Tarci
Si è posto una domanda fondamentale ai fini dello svolgimento e della impostazione della regia chiedendosi “se è cambiato qualcosa dopo cento anni dalla prima rappresentazione a Roma per la compagnia di Emma Grammatica.
Se l’essere umano è sostanzialmente rimasto lo stesso non altrettanto possiamo dire sia per la società che per la donna e pertanto l’assoluta aderenza al testo, pur nella attualizzazione temporale, crea una continuità al racconto scenico da rendere credibile la continuità temporale.
La “riscrittura” di Tarci, oltre a sottolineare le componenti essenziali della storia, insiste a ragione sui contrasti individuali nelle coppie una e due sia sugli aspetti della società in cui molti indossano una maschera a seconda delle circostanze per cui l’ambiguità più che la fermezza del giudizio fa il paio con l’ipocrisia dell’epoca in cui visse Pirandello.
Lo spettacolo si avvale di una regia che ha imposto al racconto tempi scenici agili e scattanti impiegando un cast di attori che hanno delineato il carattere dei personaggi al meglio nella rappresentazione creando – per ognuno di loro – dei caratteri ben delineati da Filippo Brazzaventre nel ruolo del marito a Carlo Ferreri in quello dell’amante: due caratteri radicalmente diversi a cui dovrà riportarsi la protagonista nella sua dissociazione a Daniele Bruno, il figlio di Evelina a Santo Santonocito ad Anna Passanisi e Tiziana Bellassai che rappresentano la “società” al cameriere Ferdinando di Gianmarco Arcadipane.
Ma a svettare più di tutti nel ruolo di Evelina Molli è stata Maria Rita Sgarlata: gli stati d’animo contrastanti ora felici ora cupi ora strazianti nelle considerazioni di sentirsi come due persone e infine determinante nel sentirsi madre e nell’accettare alcune regole sociali. Una prova attorale di grande maturità artistica in un’attrice che può ancora dire molto in ragione delle sue potenzialità da potere sostenere il confronto con le mattatrici del passato.
Pubblico attento e soddisfatto ha applaudito alla fine della rappresentazione con calorosi e scroscianti applausi.

(foto di Dino Stornello dalla pagina Facebook del Teatro Brancati)