Signori chi è in scena
di Carmelo La Carrubba

 


E’ una commedia acuta e brillante pensata, recitata e diretta da Pippo Pattavina con l’acume di un attore completo che dopo sessant ‘anni di carriera racconta in maniera autobiografica ma anche con l’esperienza dell’uomo di teatro quanto c’è da sapere sull’attore quando, prima dello spettacolo, nel suo camerino consuma le ore di attesa, di ansia per la prestazione che deve affrontare fino alla fine dello spettacolo quando – altra ansia – speranzoso aspetta che il pubblico, almeno qualcuno, vada a trovarlo. Se ciò non avviene è una cocente delusione per l’attore: anche se egli sa che spesso l’ammiratore, l’entusiasta dello spettacolo non ci va perché non vuole disturbarlo dicendo: è stanco deve riposare! Ogni stanchezza svanisce – afferma l’attore – se il pubblico lo gratifica della sua presenza nel camerino.


Questo spettacolo - in scena al "Brancati" fino al 25 febbraio - nella sostanza del suo contenuto è anche un saggio sul comportamento dell’attore frutto non solo dell’esperienza diretta ma anche e soprattutto del rapporto col pubblico che è fondamentale per cercare quell’empatia che sta alla base della riuscita dello spettacolo.
Affiancato da Santo Pennini che gli fa da spalla e dal maestro Nino Lombardo Pattavina con la “leggerezza” che contraddistingue il suo stile di attore affronta ora in maniera drammatica ora in maniera apparentemente stralunata ma comicamente efficace tutto un repertorio che dai fratelli De Rege a Petrolini fino a Martoglio è un far rivivere un periodo e un modo di essere comici. Ma Pippo Pattavina ora in frac e cilindro ora in camicia bianca affronta con ironia o con profonda riflessione il racconto delle sue molteplici maschere che hanno caratterizzato la sua vita di attore, i suoi personaggi, la sua preparazione di essi fra luci e trucco e riflessioni che maturano in quell’angolo di palcoscenico dietro le quinte che è il camerino. Da dove l’attore Pattavina si fa il segno della croce prima di entrare in scena per tacitare la paura che è sempre presente prima e durante lo spettacolo e che spesso ne diventa la forza perché tiene sveglio l’attore e ne stimola l’efficienza.


Nello spettacolo c’è tanta ironia verso l’attualità e soprattutto nel confronto fra i costumi di ieri e quelli di oggi in cui le generazioni vengono a misurarsi e qui Pattavina ha buon gioco nel rendere irresistibile la sua comicità che si avvale anche – oltre che dei tempi comici – del dialetto catanese che in quei momenti diventa folgorante nello scatenare la risata.
Infatti lo spettacolo – in massima parte – è una riflessione comica che scatena nello spettatore risate di notevole intensità….
Senza dimenticare in questo splendido spettacolo le sue doti di cantante che rievoca “Ma l’amore no” “Gelosia” “La porta un bacione a Ramacca” e non voglio togliervi il gusto della sorpresa citandone altre.
Due ore di spettacolo intenso ma brillante in cui il pubblico attento è “trascinato” in questo viaggio fantastico su un’Italia che non c’è più ma che offre ancora tanta nostalgia per i più anziani ed è una conoscenza - direi necessaria – per i più giovani.
Bravi tutti e tre e bravo il pubblico che si è divertito ma ha applaudito sempre e a lungo per tutto l’arco della rappresentazione.
(foto Dino Stornello)