E’ uno degli attori storici catanesi che, in 90 anni
di vita, quasi tutta spesa per il teatro, si è destreggiato in mille
campi, sempre con lusinghieri e grandi risultati, dalla prosa al cinema,
dalla sceneggiata napoletana alla commedia brillante.
Stiamo parlando di
Ciccino Sineri, meglio conosciuto nell’ambiente dello spettacolo come
"zio Ciccino". Ancora attento e bonario, Sineri festeggia i suoi
90 anni da mattatore, raccontando aneddoti e barzellette con gli amici di
sempre, con la sua famiglia, con quei teatranti catanesi che lo hanno
sempre apprezzato e stimato.
Lo scorso anno è stato a Toronto, in Canada,
per girare una parte nel nuovo film di Paolo Virzì, "Il mio nome è
Tanino". Al regista era bastato vederlo nella fiction tv sul
Commissario Montalbano, "La gita a Tindari", per sceglierlo per
il suo film.
Di adozione catanese, benché il destino lo ha fatto
nascere,
il
24 giugno del 1912, a Biancavilla, in quanto la sua famiglia,
compresi i suoi nonni, si portavano di paese in paese a proporre
spettacoli teatrali che il pubblico accettava volentieri e che applaudiva
calorosamente. Sineri, che proviene da una dinastia di pupari, è un
personaggio notissimo per essere il più autentico conservatore del teatro
dialettale; ha vissuto tutta la sua vita sul palcoscenico proponendo, sera
per sera, al suo pubblico, il repertorio del teatro siciliano, toccando
quasi tutti i lavori teatrali degli autori siciliani, Verga, Capuana,
Pirandello.
Chi non conosce poi Ciccino Sineri nelle sceneggiate
napoletane "Signora perdonatemi", "A Zingara",
"Scusate ‘na preghiera", "Zi Munacella" tanto per
citarne alcune.

Sarto di professione, ma per poco tempo, figlio d’arte,
diede anima e core al teatro, la sua passione. Spirito indipendente, ancor
giovane formò una
compagnia diventandone il capo comico. Giovanissimo ha
recitato accanto a Giovanni Grasso Senior ed ha fatto parte della
compagnia di Giovanni Grasso Junior e Virginia Balestrieri e di
Michele
lnsanguine che lui ritiene il suo primo grande maestro.
Sua compagna nella
vita e sul palcoscenico per ben 64 anni è stata la compianta Sara
Micalizzi, chiamata la "Signora del palcoscenico", figlia d’arte
anch’essa, con la quale Sineri costituì quel binomio indissolubile e
con la quale ha diviso sempre applausi e glorie. Ciccino Sineri ha svolto
anche attività cinematografica, prendendo parte in quasi tutti i film
girati a Catania, rivelandosi ottimo attore.
Negli anni Sessanta approdò
al Teatro Stabile di Catania dove interpretò lavori come "Liolà",
"I Mafiusi della Vicaria", "Il berretto a sonagli",
"U malandrinu", "I Vicerè", "Micio Tempio"
ecc.
Ha dato l’addio al palcoscenico da quasi quattro anni,
al Metropolitan di Catania. "L’ho fatto a malincuore,
perché il teatro è sempre dentro di me - commenta Ciccino
Sineri - con il dramma passionale e mio cavallo di battaglia I Navarra
di Vanni Pucci. Come lavori sento molto anche Amuri Rusticanu di Achille
Serra, dove do una interpretazione sanguigna, la sceneggiata
Signora perdonatemi e gli spettacoli che spesso nascevano a
soggetto".
Cosa ricorda della Catania teatrale d’allora?
"Ricordo le feste di paese, le sceneggiate e i
grandi palcoscenici. La Catania di quel tempo pullulava di teatri rionali,
c’erano 42 arene: l’arena Borgo, il bellissimo anfiteatro Gangi,
dietro via Etnea. Recitavo in un teatro vicino via Archimede, attaccavo a
ottobre e finivo a maggio. E poi c’era il Sangiorgi, un teatro
bellissimo, guidato da un vero signore".
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Ciccino e Sarina |
Il teatro, gli attori di ieri e la realtà di oggi…
"Tutta un’altra cosa. Allora con gli attori ci
vedevamo nel pomeriggio, ci mettevamo "a conca" e concertavo
cosa dire. Erano attori veri, come le mie cognate, Nina e Iole. Attrici
che hanno sempre recitato con naturalezza. Allora si lavorava e si sudava
tanto e poi il pubblico pretendeva. Adesso basta che appari in tv un
quarto d’ora e diventi famoso. Tutto ciò non è bello per chi lavora e
suda a teatro".
Nelle parole di Ciccino Sineri, storico attore del
teatro popolare catanese, si intravede un pezzo di storia della Catania di
una volta in cui si contavano le arene ed i teatri, si assapora una
atmosfera genuina, autentica che, purtroppo, oggi troviamo con più
difficoltà nella nostra vacua società dell’immagine e dell’apparire.