Sinfonia d'autunno
di Carmelo La Carrubba

 

 

Epigono dei grandi maestri della sua terra Ibsen e Strindberg, Ingmar Bergman è l’autore di “Sinfonia d’autunno” in cui scava e approfondisce una tematica familiare fra le più antiche ma ancora fra le più attuali e moderne: il rapporto fra genitori e figli e in particolare fra madre e figlia. Eva, la protagonista, è sposata con un pastore protestante, Viktor e con lui vive nella canonica. Charlotte, madre di Eva, pianista famosa, raramente visita la figlia ma sollecitata da una sua lettera all’improvviso la raggiunge. In questo breve soggiorno le due donne hanno modo di rivivere drammaticamente i momenti salienti del loro rapporto, del loro amore ma anche di un odio che ha segnato la loro relazione. Testimone di questo scontro è il marito di Eva. Le due donne, finalmente, possono affrontarsi senza maschera e rimproverarsi vecchi e nuovi rancori: come la morte accidentale del figlio di Eva Henrik che rende ancora più dura la figlia che riversa sulla madre il rancore di una vita. Ma in tanto intenso scontrarsi fra madre e figlia assistiamo ad un fatto importante come il funicolo ombelicale fra le due non si è mai spezzato perché “non si finisce mai di essere genitori e figli”.

In questa sofferta storia d’amore l’autore ha modo di sondare l’animo umano da più punti di vista e tracciare così un ritratto femminile per ognuna delle due donne di una precisione impressionante in cui emerge l’egoismo della madre nonché la sofferta umanità della figlia succube della robusta personalità della madre a cui finalmente vuole ribellarsi senza rinunciare però a quel rapporto d’amore con la genitrice che da sempre l’ha tenuta a freno. A

 

bbiamo così introdotto la tematica dello spettacolo “Sinfonia d’autunno” di Ingmar Bergman per la regia di Maurizio Panici e la straordinaria interpretazione di Rossella Falk e Maddalena Crippa andato in scena al Verga per lo Stabile di Catania. Le scene sono di Aldo Buti mentre i costumi di Lucia Mariani sottolineano il carattere dei due personaggi principali. Accanto a loro la misurata figura del marito della figlia ben retta da Marco Baldi. E’ senz’altro, in questo gioco attorale e scenico fra le due attrici che si svolge la vicenda esistenziale fra le due donne: algida la madre nel suo intimo in contrasto con i modi esteriori affettuosi mentre il dramma della figlia si esprime anche nel silenzio quando medita sull’egoismo della madre che si è sempre comportata da estranea relegandola in una posizione subalterna. Il loro dialogo serrato e a tratti spietato tende a svelare la verità della situazione, il profondo dei loro sentimenti perché non è sempre comodo fingere che tutto vada bene. Anche a costo di soffrire, vale la pena di dire la verità dura, crudele come bisogno insopprimibile di amore, di affetto filiale e materno anche perché loro sono fatte così.

Senza dubbio Bergman toglie il velo dell’ipocrisia sui falsi aspetti familiari costruendo un quadro veritiero della situazione desolante in cui talvolta si è costretti a vivere. Un dramma che sa di tragedia. Grazie a due straordinarie attrici e alla Crippa in particolare che ha sviscerato, drammaturgicamente, la desolante sofferenza e la rabbia sopita di una figlia nonché la disperazione per la crisi della famiglia, molto apprezzate dal pubblico con calorosi applausi.