Smemorando
di Carmelo La Carrubba

 

“Smemorando” e nel sottotitolo “La ballata del tempo ritrovato” di prussiana memoria è – ma auspichiamo che non lo sia – il canto del cigno di un attore, di un grande attore, che gioca a fare teatro e anche con l’età, come ormai ci ha abituato nel passato con “Le ultime lune” che per fortuna tali non sono state. Parliamo di Gianrico Tedeschi e del suo spettacolo “Smemorando” andato in scena al Teatro comunale di Trecastagni per lo Stabile di Catania che è in sintesi un’autobiografia umana ed artistica ad un tempo di un ufficiale italiano che è stato in Germania internato nei lager nazisti e che è diventato contro le previsioni di Hitler un uomo in tarda età, un grande attore che – ripeto – gioca – gioca come dicono i francesi a fare teatro ed è capace di disegnare un affresco scenico con pochi mezzi e un enorme talento che gli consente in due ore di spettacolo di far rivivere attraverso una canzone, un libro, un frammento di un’opera teatrale l’affresco storico ed esistenziale del tempo vissuto grazie alla memoria che rappresenta l’interiorità di un individuo, la base per ulteriori sviluppi futuri.

Innanzitutto quello che colpisce di quest’attore sulla scena è la compostezza e il rigore con cui tiene le mani attaccate al corpo che si muovono soltanto quando la parola ha bisogno del gesto che egli esegue in maniera essenziale, meditata, eloquente. Altro stupore per lo spettatore è la voce, la sua impostazione che gli consente chiarezza nella dizione, capacità di sottolineare le sfumature, nonché i toni ora drammatici ora comici ora tragicomici che il testo suggerisce e infine la musicalità che si sprigiona mentre le parole compongono la frase o quando canta o duetta o accompagna la figlia Sveva nell’eseguire canzoni di Duke Ellitton, Kurt Weill o la famosa Lilì Marlen in cui la bella voce della figlia ha modo di interpretare in maniera drammaturgica il senso e il significato di ognuna di esse. Al Tedeschi non manca, fra l’altro, ironia ed autoironia nonché la “facilità” con cui restituisce al pubblico le emozioni che ha avuto durante la sua lunga e interessante carriera di artista e tutto grazie – ripetiamolo – alla memoria che è “una vibrazione che fissa nella mente il codice emozionale e cognitivo di un popolo, di una comunità…affinché non si perda il patrimonio culturale di una società”. Con la sua arte di attore tutto sulla scena diventa vivo e godibile dalle gag alle canzoni, ai poeti quali Carducci, Cardarelli, Giusti, D’Annunzio, Dante per proseguire con Ruzzante, Shakespeare, Manzoni Cecov di cui ha recitato magistralmente un brano a chiusura del suo intenso spettacolo coadiuvato dalla calda voce di Sveva Tedeschi e di Gianfranco Candia cke lo spalleggia nei passaggi da un argomento ad un altro e da una sapiente regia che ha puntato esclusivamente sul talento di un grande attore. Applausi a scena aperta durante e alla fine dello spettacolo.