Sogno di una notte di mezza estate
di Carmelo La Carrubba

 

 

La commedia è la forma d’arte che meglio si presta a rappresentare la vita sia nella realtà che nei suoi profondi significati svelandone l’effimero in essa contenuto.
“Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare lo spettacolo che ha inaugurato la stagione teatrale 2012-2013 dello Stabile catanese in cui il tema principale è il contrasto fra l’amore nei suoi aspetti razionali e irrazionali fino agli stimoli della passione e il Potere che non tiene conto delle ragioni umane. Questo testo fu allestito per essere rappresentato nel febbraio del 1596 alla presenza della regina Elisabetta ed in esso sono presenti le condizioni in cui versava il popolo e quanto intemperanti fossero i potenti ma soprattutto si evidenziavano le stranezze di certi onnipotenti che non si avvedono di adorare l’asininità.
Fabio Grossi, il regista, ha tradotto con Simonetta Tavernetti il testo puntando alla chiarezza per evidenziare i temi fondanti di questo capolavoro che ambienta la storia in due luoghi di azione: Atene dove Teseo regna e si accinge a sposare Ippolita e al foresta in cui Oberon, re delle fate, governa assieme a Titania e alla cui corte spicca il ruolo del folletto Puck che compie incantesimi per conto del suo re.
Dunque Atene luogo del quotidiano, della razionalità e dell’ordine (o se volete del Potere) e la foresta dove tutto è possibile, gli istinti si scatenano, la realtà diventa illusoria e inafferrabile come in un sogno. Ci si muove dalla città alla foresta: quattro innamorati che hanno finalità diverse e tutti vogliono sfuggire a una situazione senza via d’uscita.
Analogamente dei rozzi artigiani che agiscono da attori dilettanti vogliono recitare (“per la pagnotta”) la commedia di Piramo e Tisbe in occasione delle nozze reali.
Mentre ad Atene tutto si svolge all’insegna della certezza di contro nella foresta le azioni si dissolvono fino a rivelare il loro carattere illusorio: facendo vedere il filo rosso che attraversa sia la vita che il teatro e che altro non è che l’effimero. Inoltre nel cuore umano ci sono zone buie e inesplorate che se affiorassero potrebbero mettere a repentaglio le basi stesse della convivenza umana. Col ritorno ad Atene e col matrimonio delle coppie la società civile ha inteso imbrigliare gli istinti.
In questo testo vivono due commedie: una didascalica con Teseo, protagonista ed una comica con Bottom che interpreta il più balordo degli artigiani ma il più versatile degli artisti; ma è anche la voce semplice del popolo che nella sua follia dice sempre la verità. Nella foresta, nella notte degli incantesimi viene tramutato in asino e diventa nella economia dello spettacolo metafora dell’irrazionale, delle voglie di Titania, dell’incantesimo di Puck, del desiderio di vendetta di Oberon.
Dopo il buio della notte che conserva i fantasmi inquietanti dispersi , per fortuna, dalla luce del mattino ecco il risveglio: quando i poeti, gli innamorati, i pazzi con le loro fervide fantasie scoprono più cose di quanto non riesce a svelarne il freddo ragionamento; così come dall’ieri all’oggi il passo è breve.
Alla fine della commedia i quattro innamorati hanno celebrato i loro matrimoni e, assieme a Teseo e Ippolita, assistono alla recita degli artigiani: la favola di Piramo e Tisbe che si svolge in maniera grottesca in cui tutto è preso alla lettera: ogni cosa è goffa, assurda, ricola suscitando il riso sia fra gli spettatori del teatro nel teatro che in sala.
Certamente la modernità dei riferimenti rendono straordinario il testo ma il lieto fine, imposto dal Bardo, diventa una sorta di coperchio su una pentola che è assai pericoloso lasciare scoperta. E lo spettatore lo avverte.
In questo spettacolo la struttura drammaturgica si dipana su i vari livelli della storia sottolineando abilmente i risvolti umani ora razionali ora irrazionali dell’animo umano che seguono leggi proprie o quelle della società in cui il Potere non sempre è in armonia.
Nella lettura del “Sogno di una notte di mezza estate” emerge intensa la metafora di quanto effimera sia l’esistenza paragonata alla rappresentazione teatrale e quanto ingiusta è spesso l’azione del Potere. Senza dimenticare che l’uomo le pene peggiori se li porta dentro di sé con tutte le conseguenze del caso.
Grande spettacolo con un ottimo cast di attori. Funzionali, briose le coreografie di Monica Codena che hanno arricchito il linguaggio scenico in cui si sprigionano le musiche di Mazzocchetti e le luci, magiche, di Franco Buzzanca.
Scene e costumi di Luigi Perego in cui alla stilizzazione delle prima fa riscontro la razionalizzazione degli spazi; i costumi colorati e d’epoca caratterizzano non solo i ceti di appartenenza ma l’indole morale del personaggio.
Una straordinaria prova attorale di Leo Gullotta ha dato al personaggio di Bottom il gesto umano, sincero dell’animo popolare: spontaneo e franco nell’uso della lingua catanese ha dato chiarezza ai contenuti civili e ai tanti che in essi si rispecchiano. La caratterizzazione del personaggio che incarna un malessere nazionale dà forza anche ad un linguaggio scenico di rara forza emotiva in cui sono coinvolti Mimmo Mignemi e i comici. (Come dire? Il Teatro!)
Su un tono tradizionale Emanuele Vezzosi, Leonardo Marino, Valeria Contadino, Fabrizio Amicucci, Ester Anzalone, Alessandro Baldinotti (Puck) e il resto del numeroso cast comprese le due danzatrici e i tre elfi danzatori.
Pubblico attento, soddisfatto, entusiasta, plaudente alla fine dello spettacolo.
Carmelo La Carrubba