Sogno di una notte di mezza estate
di Carmelo La Carrubba

 

 

Nel “Sogno di una notte di mezza Estate”” di Shakespeare del 1596 si narra di quello che può accadere agli esseri umani quando si trovano alle prese con le questioni amorose in cui le inquietitudini del profondo e l’irrazionalità del comportamento stravolgono ogni equilibrio.
Il Bardo in questa commedia pone due mondi a confronto costituiti da quello rappresentato da Teseo ad Atene in cui determinazione ed equilibrio sono alla base delle decisioni del re quando deve comporre le controversie sentimentali dei suoi sudditi di contro c’è quello magico illusorio della foresta in cui la apparente irrazionalità del sub-inconscio si scatena e in cui hanno buon gioco le magie illusorie che tanto somigliano alla fantastica realtà del sogno. Questa seconda parte viene dominata da Oberom e Titania. Anche Teseo si prepara alle nozze e con lui tante giovani coppie che stentano a trovare la giusta armonia.


Nicasio Anselmo che cura la regia dello spettacolo – nel rispetto del testo scespiriano – ora in scena al Teatro Brancati dal 17 novembre, ha puntato sulla forza della parola rendendola protagonista. Pertanto in uno spettacolo corale in cui tutto scorre con apparente leggerezza e semplicità si ha modo di apprezzare la robusta individualità degli attori che intrecciano le storie sconvolgendole prima e ricomponendole dopo così come è nella logica delle cose. Il regista di queste vicende sulla scena è Puk che con i suoi incantesimi stravolge e riequilibria le storie dei nostri eroi.
Fa da contrappunto alle vicende di Teseo, la compagnia teatrale di Oberon e degli artigiani che in onore alle sue nozze e a quelle delle giovani coppie rappresenta la storia di Piramo e Triste, dove ha modo di esplodere la comicità di Margherita Mignemi che nel ruolo en travesti dell’artigiano Botton trascina la compagnia in un allestimento farsesco ricco leggerezza ed allegria in cui un ruolo importante è costituito dall’uso del dialetto siciliano che sa ben rendere la parola scespiriana nonché la comicità che scaturisce dalla contrapposizione fra la razionalità nella conduzione del potere e l’irrazionalità nella conduzione delle faccende amorose.
Grandi temi svolti da una regia attenta e puntuale che si è affidata alla parola e all’attore nel trattare un racconto scenico nel segno – ripeto – della semplicità e leggerezza: coreografie, luci, scene, costumi sottolineano sottolineano la scena quasi nuda e imprimono al racconto l’incisività di una esplorazione dell’animo umano soprattutto quando ama e quando i fantasmi ne turbano l’equilibrio. In questa alternanza fantastica fra i fantasmi dell’irrazionale e la razionalità che spesso ci soffoca si svolge il gioco scespiriano che diventa rappresentazione e divertimento espressivo in uno spettacolo ben gradito dal pubblico che dopo un primo atto gradevole ha riso nella seconda parte quando la commedia di Botton ha rivelato la irresistibile comicità della farsa e la bravura della Mignemi. Di Plinio Milazzo, Salvo Piro,Elisabetta Alma, Giuseppe Bisicchia, Massimo Giustolisi, Roberta Andronico, Alessandro Burzotta, Pietro Casano, Angelo D’Agosta, Luigi Nicotra, Marina Pugliesi, Giovanni Strano, Irene Tetto, Eleonora Sicurella.
Pubblico attento e divertito soprattutto nella seconda parte della rappresentazione.