Sogno di una notte a Bicocca
di Carmelo La Carrubba

 

E’ stato ripreso al Piccolo Teatro della Città lo spettacolo “Sogno di una notte a Bicocca” scritto, diretto e interpretato da Francesca Ferro che sarà in scena fino a sabato 24 febbraio (ore 17,30 – ore21,00). Nell’apparente assonanza del titolo con “Il sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare e nella rilettura del copione scespiriano che viene qui rivissuto da ognuno degli attori con linguaggio proprio, Francesca Ferro ha creato una drammaturgia in base alla sua conoscenza del mondo carcerario in cui “ha cercato di far venire fuori l’individuo prima del reo, l’umanità prima della colpa”.

Inoltre si sa come il Teatro abbia la capacità di trasformare la realtà in sogno e nel caso nostro – si sa che il recluso per resistere alle ristrettezze del carcere cerca di evadere con la fantasia e quindi l’incontro con il teatro diventa “quel” sogno. E ancora: nella pratica del teatro cc’è l’altro sogno della catarsi cioè diventare diverso attraverso la maschera di un personaggio che diventa l’interprete appunto di quel sogno.

Ottima l’idea di Francesca Ferro sviluppata nella costruzione del copione di essere il più possibile aderente al mondo che narrava e che lo spettacolo documenta con assoluta fedeltà però rendendo esplicito che la pratica del palcoscenico trasforma la vita dei detenuti che lo praticano.

Ben organizzato e ben diretto lo spettacolo incontra dei limiti nell’essere fedele ai ritmi carcerari per cui è spesso ripetitivo.

Spettacolo corale e di forte impegno civile in cui sono ben chiare le “storie” individuali per merito di questo gruppo di attori in cui spicca la misura e l’equilibrio gestuale di Agostino Zumbo.

Gli altri attori sono: Opinato, Laviano, Zapato, Arezzo, Attardi, Maugeri, Ricca, Marino, Dany Break, Ferro.

Scenografia essenziale e simbolica di Arsinoe Delacroix e musiche di Massimiliano Pace.

Pubblico non sempre in sintonia con lo spettacolo ; alla fine ha applaudito con efficacia la bravura degli attori che si sono prodigati per più di due ore instancabilmente.

(foto di Gianluigi Primaverile)