Gli spettacoli classici del 2010
di Carmelo La Carrubba


La stagione degli spettacoli classici punta quest’anno sull’”Aiace” di Sofocle e sulla “Fedra” (Ippolito portatore di corona) di Euripide arricchendo così il XLVI ciclo di rappresentazioni classiche in programma nello anfiteatro greco di Siracusa, sul colle Temenite, dall’6 maggio al 20 giugno.


La direzione artistica e la regia di “Aiace” di Sofocle è affidata a Daniele Salvo (il regista è alla sua seconda prova al Teatro greco di Siracusa avendo nel 2009 diretto nell’”Edipo a Colono” di Sofocle Giorgio Albertazzi) che avrà come interpreti Maurizio Donadoni (Aiace), Elisabetta Pozzi (Tecnessa) e Antonio Zanoletti (Ulisse) con Massimo Nicolini e Marco Avogadro nei ruoli, rispettivamente, del Messaggero e di Menelao.
I costumi sono di Silvia Aymonimo; le musiche di Marco Podda. Coreografie di Vasilj Lukianenko.
L’impianto scenico dei due spettacoli “Aiace” e “Fedra” è affidato all’architetto spagnolo Iordj Garcès. Egli è, fra l’altro, il progettista del museo Ricasso di Barcellona.
Con la regia di Corrado Rifici sarà “Fedra” (Ippolito portatore di corone) di Euripide. Il regista si avvarrà del seguente cast: Elisabetta Pozzi (Fedra) – Maurizio Donadoni (Teseo) – Massimo Nicolini (Ippolito) – Emiliano Masala (Messaggero) Guja Ielo (Nutrice).
Costumi di Margherita Baldoni- Musiche Daniele D’Angelo. Movimenti scenici Alessio Maria Romano.


In questa tragedia viene affrontato il tema dell’eroe che disprezza il consiglio degli dei. Una colpa che grava su Aiace e ne segna il destino. La colpa è la “hybris”, la cieca fiducia nei propri mezzi che si fa tracotanza e volge in rovina quando l’orgoglio ferito scatena un’ira che ne sconvolge la mente. Egli credendo di vendicarsi contro Ulisse e gli altri duci achei per la mancata assegnazione delle armi di Achille, con la mente offuscata da Atena, fa una strage di armenti.
Il testo è povero di di azione scenica mentre è ricco nell’analisi delle situazioni che ne conseguono e nei confronti dei caratteri sia di Atena che di Ulisse, del coro dei marinai di Salamina, di Tecnessa. E, quando Aiace avrà riavuto l’uso della ragione assistiamo al conflitto che si scatena all’interno del suo animo. La conseguenza è il suicidio.
In questa tragedia – come si sa – il vincitore ride del vinto secondo l’etica del tempo che per bocca di Atena proclamava che ridere del nemico è il più bel ridere: Tecno costata che si ride dei caduti mentre c’è l’accorto e prudente “ridano pure” di Tecnessa che prevede una rivalsa. Infatti la ritorsione beffarda si spezza di fronte alla morte dell’eroe. Aiace ha avuto la morte che ha voluto e il suo volto assume finalmente una patina di dolcezza. La sua virus disarma i nemici e nessuno può più ridere di lui anzi merita dei nemici un compianto. E di fronte al peso del dolore, di fronte alla morte, Ulisse s’inchina all’eroe infelice e afferma quella concordia dei vinti, nella constatazione che tutti gli uomini sono vinti. In questo assurdo confronto si cela una grande amara verità.

Fedra – (Ippolito portatore di corone)
Con la sposa Fedra, Teseo, re di Atene, vive esiliato a Trezene per aver ucciso Pallante, è con lui il figlio Ippolito avuto da una amazzone. Ippolito ama la caccia e Artemide ma trascura gli onori dovuti ad Afrodite che offesa vuole vendicarsi scatenando una violenta passione in Fedra nei confronti del figliastro e le conseguenze saranno motali per l’amato, in poco volgere di tempo.
Gli eroi di Euripide più che tali nel senso tradizionale sono degli antieroi portatori di dubbi e di smarrimenti, vittime del caso e della fortuna, sottomessi al capriccio dei malvagi e alla natura poco nobile di una umanità ambigua e profondamente lacerata. Sleali e mentitori, talvolta essi (come del resto le stesse divinità) scendono sempre a patti con le ragioni individuali e particolari che guidano le loro azioni tesi a raggiungere un obiettivo che non è necessariamente quello giusto, né sempre legittimamente perseguibile secondo un solido orientamento morale: essi sono capaci di gesti sublimi come di orrende nefandezze.
I lati oscuri dell’anima vengono da Euripide svelati e potentemente esaltati, così le sfumature affettive, gli abbandoni sentimentali colti di preferenza nei caratteri femminili. Euripe possiede anche il gusto teatrale di creare forti contrasti capovolgendo all’improvviso le finalità dello scontro.