La città di Spoon River
di Carmelo La Carrubba

 

L’antologia di “Spoon River” di Edgar Lee Masters non è una vera e propria antologia in quanto fu scritta da un solo autore con fini e intendimenti poetici.
Lo spettacolo “La città di Spoon River” prodotto dalla Compagnia degli Instabili è andata in scena al Piccolo Teatro di Catania e si avvale della regia di Gianni Salvo che ha saputo – nel rispetto del testo – trasportandolo dalla pagina al palcoscenico – mantenere freschezza e vitalità nella creazione di un linguaggio scenico in cui prevale la cifra poetica.
La scena ( di Giovanni Calabretta e Sergio Trafiletti) ricalca una suggestiva notte di luna e delle lapidi (gli oggetti di scena sono di Luciana Camano) che conservano storie e giudizi sui morti:le epigrafi sono – infatti – le testimonianze più o meno veritiere che di queste persone furono dettate da mogli innamorate o deluse, da donne che hanno amato uomini che forse non meritavano tante attenzioni: attraverso queste lastre di marmo è come se sfogliassimo la storia dei cittadini che abitarono sulla collina di Spon River in cui “ la vita e la morte si incontrano sul filo della memoria”.


La bellezza del testo sta in una parola asciutta ed essenziale che ricalca il flusso della vita e lo spettacolo ricrea questa lettura attraverso una coralità in cui il ritmo viene dettato dal coordinamento musicale di Giovanna Saffo che con l’impiego del motivo di un vecchio tango ha sciolto quelle suggestioni insite nelle storie raccontate suscitando emotività e consenso con il pubblico che ha seguito passo passo in religioso silenzio lo svolgersi della rappresentazione.
La drammaturgia di Gianni Salvo ha puntato all’essenziale: parola, ritmo,musica: il tango che esprime amore e morte, gioia di vivere, in una visione in cui le passioni umane si scatenano nei rapporti interpersonali.
In scena Giovanni Calabretta, Luciana Camano, Anna Di Mauro, Letizia Ferito,Maribella Piana, Rita Patti, Gabriella Russo, Marika Russo, Carmelo Scaccianoce e Sergi Trafiletti, hanno disegnato un percorso credibile per una comunità che confessa la passione che ha caratterizzato la loro vita e l’ha fatto con semplicità e l’uso di una parola poetica ben sottolineata – ripeto – dal commento musicale.


Una lirica teatrale ben rappresentata e ben recepita dal pubblico che silenzioso durante la rappresentazione ha applaudito con convinzione e a lungo alla fine dello spettacolo.